La protesta della gru prosegue e fa proseliti

brescia gru.jpgBrescia e immigrazione, un binomio che continua a far discutere e riflettere. Da poco più di una settimana un manipolo composto da sei persone di origine extracomunitaria sono accampate a decine di metri d’altezza su una gru posizionata in cima a via S.Faustino per i lavori della futura metropolitana.

La clamorosa forma di protesta è dovuta alla lentezza o anche al rigetto delle domande di permesso di soggiorno ad opera della Questura e della Prefettura di Brescia; le richieste infatti sono datate settembre 2009 e si riferiscono alla famigerata “sanatoria colf e badanti”. Si è trattato in pratica di una “finestra” pensata esclusivamente per gli irregolari presenti in Italia e che svolgevano esclusivamente  una delle due categorie professionali specificate (perchè muratori, carpentieri, operai no?). L’emersione dal “sommerso” avrebbe comportato per gli stranieri l’ottenimento di un permesso di soggiorno, naturalmente previo versamento dei contributi previdenziali e delle varie tasse riferite ai compensi percepiti.

La sola presentazione della domanda, oltre a una corposa documentazione, prevedeva anche il versamento a fondo perduto di 500€. Nella pratica questa sanatoria (per cui si erano previste anche fino a 700.00 domande) non ha portato a numeri così elevati: circa 300.000, meno della metà del previsto.

Ciò nonostante le domande a Brescia, ma non solo, vengono evase con tempi biblici. Sono ancora migliaia le persone che hanno fatto richiesta ma a più di un anno di distanza non sono ancora stati degnati di una risposta. La situazione è obiettivamente difficilmente sostenitbile per chiunque. In primis per i migranti e le rispettive famiglie, che si trovano in questo limbo a metà strada tra la regolarità e l’irregolarità, ma in secondo luogo anche per i vari soggetti che in questo ambiente ci lavorano (penso ai dipendenti della Questura), sottodimensionati come organico che devono far fronte da soli a situazioni difficili come quella in esame, a metà tra tragedia ed esasperazione.

Da questa situazione ne è nata la forma di protesta singolare quanto ecclatante di arrampicarsi a 35 metri d’altezza per poter esprimere il proprio disappunto; e sembra che inizino a farsi i proseliti. A milano infatti altri 5 migranti sono saliti per gli stessi motivi su una torretta industriale e come i loro colleghi bresciani minacciano di non scendere fino a che non avranno un regolare permesso di soggiorno.

Un corteo pacifico partecipato da 6.000 persone sabato pomeriggio, l’incapacità (grave) del Prefetto di Brescia di fungere da soggetto pacificatore (esattamente come nel caso della scuola di Adro) e una lettera scritta dagli stessi immigrati ed indirizzata a Napolitano (“persona giusta” come l’hanno definito) fanno da corollari alla situazione che per prima ha fatto emergere un malessere diffuso non solo a Brescia.

La maturità dei tagli per 7500 bresciani

maturità.jpgMartedì toccherà a 7500 studenti bresciani confrontarsi con la tanto temuta maturità. Un buon numero, certo, ma comunque il numero degli esclusi di quest’anno è passato dal 6% al 7% rispetto allo scorso.

In tutto il bresciano le commissioni esaminatrici saranno 205 (una ogni 2 classi) e ciascuna sarà composta di 6 membri (3 “interni” e 3 “esterni”) più un presidente, per un totale di poco meno di 1500 insegnanti.

Numericamente parlando, gli istituti che faranno la parte del leone per ciò che riguarda gli studenti che si presenteranno alla maturità saranno i licei scientifici, che hanno conquistato il gradino più alto del podio combattendo tra ben 88 indirizzi.

E così, mentre i giovani bresciani sono alle prese con gli ultimi ripassi e le prime crisi di panico, al Liceo Scientifico Calini, il più importante della città, è iniziata una “faceprotest” contro i tagli contenuti nella manovra del Governo.

L’espressione del dissenso questa volta non passa per l’udito con fischietti e slogan, ma attraverso la propria faccia; quella dei moltissimi che non hanno avuto paura di metterla in bella mostra nelle bacheche dell’Istituto in una specie di collage, con la didascalia su ciascuna immagine che recita “La riforma di Tremonti? La pago io”. Ad averci messo la faccia molti professori dell’istituto superiore (Giulio Toffoli, Paolo Liberini, ecc.) ma anche genitori e personale Ata, tutti uniti dall’idea che i tagli alla scuola (sopratutto pubblica) e alla cultura siano scelte avventate e senza senso.