Marco Paolini a Manerbio in onore di Jack London

paolini.jpgDopo lo spettacolo di ieri sera in quel di Lumezzano, il grandissimo Marco Paolini bissa questa sera nella bassa a Manerbio.

Il genio dell’istrionico ma profondo attore di origini venete questa volta ha voluto preparare uno spettacolo in onore di un altro grande personaggio della cultura mondiale: Jack London.

Lo spettacolo è stato intitolato “Studio per una ballata di uomini e cani” ed in esso Paolini ha volutamente lasciato ampio margine di modificazione.

Lo spettacolo infatti viene visto come un work-in-progress dove le celebrazioni all’autore tra le altre cose di Zanna Bianca viene onorato sempre con un accento diverso rispetto alla volta prima.

Molto importante nello spettacolo sarà poi l’aspetto musicale, con una massiccia presenza di ballate che, nell’evolversi del racconto, assumono un peso pari a quello della narrazione.

Lo spettacolo andrà in scena questa sera al teatro Politeama di Manerbio. Inizio previsto ore 21. I biglietti sono già tutti esauriti, perciò se non siete tra i pochi fortunati bisognerà sperare in un prolungamento della tournè con nuove tappe nel bresciano.

Rime dalla bassa con Italian Farmer

hip hop.jpgSembra essere il fenomeno musicale “made in Brescia” dell’ultimo periodo. Si tratta di Italian Farmer, duo rap che arriva direttamente dalla bassa bresciana, zona Manerbio, e che sta iniziando a spopolare un pò in tutta la provincia.

Hanno entrambi meno di trent’anni ma dal sound che sanno già proporre si capisce che questi non sono certo i primi passi che muovono nell’ambiente hip hop. Dellino e Rino però non declinano il rap nel suo stile classico, parlando di donne, rivalità tra bande, sangue e sesso in varie salse. Loro hanno uno stile tutto particolare, casereccio. Anzi, come loro stesso lo definiscono, il loro genere è il “rap rurale”.

Gli argomenti qui, rigorosamente trattati in dialetto bresciano, sono il deridere i proprietari di “machinù” (lett. macchinoni, stile Hummer) definiti edicole ambulanti, il salame che piace sopratutto quando è a fette grosse “tipo bistecca”, la polenta di cui, assicurano, non restano mai senza a casa.

Detto così sembra che si tratti di un gruppo più che altro folkloristico e di costume locale. Chi si sofferma però ad ascoltare davvero i testi capisce che alla base c’è una sottile critica sociale che passa per lo smantellare quelli che oggigiorno sembrano essere i “valori comuni” della società e con il ridare dignità a cose che la tradizione contadina ha tramandato per secoli: le scarpe si cambiano quando sono rotte, anche se non sono di marca, perchè l’importante è che ti tengano in piedi. La macchina ti deve portare in giro, e non è necessario avere il gippone, basta una vecchia 206. Insomma, come dice una delle loro hit, “La me storia l’è diversa, me so mia compagn de te” (lett. la mia storia è diversa, io non sono come te).