Adro, provincia di Stalingrado

scuola adro lega.JPGPensate ad un paese dell’Emilia anni ’70 in cui su ogni panchina c’è la falce e il martello, ogni nastro per l’inaugurazione è sempre è solo rosso, le istituzioni chiamate alle medesime inaugurazione arrivano dal blocco sovietico. Ora immaginate che in quel paese si inauguri una nuova scuola elementare e che questa scuola venga intitolata a Karl Marx, che su ogni banco siano incise falce e martello, e che gli stessi simboli si trovino riprodotti sulle pareti e sul tetto della stessa scuola, in rosso ovviamente. Che effetto vi fa?

Ora fate un salto in avanti di quasi 40 anni, venite in Franciacorta, sostituite al rosso sovieto il verde leghista, alla falce e martello il sole delle alpi e all’intitolazione a Marx quella a Miglio. Benvenuti, siete ad Adro, paesotto come tanti nell’ovest bresciano.

Qui la scuola elementare, anche se pubblica, è di parte. Una sola parte, scelta arbitrariamente da una passeggera Giunta, destinata a restare di anno in anno in bella vista per tutti i bambini. L’inaugurazione del nuovo polo scolastico adrense ha già attirato su di sè l’attenzione dei media nazionali perchè il Sindaco Lancini, l’integerrimo primo cittadino fino a pochi mesi fa pronto a lasciare a bocca asciutta (e pancia vuota) i bambini rei di essere figli di chi non pagava il servizio mensa, ha timbrato ogni angolo possibile della nuova scuola con il simbolo leghista del sole delle alpi.

A scanso di equivoci, tengo subito a precisare che il nuovo plesso scolastico, almeno a prima vista, sembra ben fatto e valido dal punto di vista tecnico. La cosa che più mi ha fatto pensare però è la copiosità quasi morbosa di mostrare soli delle alpi ovunque: su ogni banco, sulle vetrate, sui cestini dello sporco, sugli zerbini all’ingresso e persino sul tetto. Persino l’intitolazione della scuola a Miglio, costituzionalista-ideatore del federalismo padano, fa pensare.

Il polo scolastico ha comportato un costo pari a zero euro per le casse comunali, dicono; dal patrimonio del Comune è infatti uscita la vecchia scuola, ceduta ad una ditta privata che la trasformerà in appartamenti ed è entrato il nuovo polo scolastico, costruito dalla medesima ditta. Una sorta di “do ut des” con costo monetario immediato pari a zero appunto, ma che importa comunque per il Comune un costo in termini di consumo del territorio e di servizi che dovranno essere garantiti nei prossimi anni a chi si trasferirà negli appartamenti della ex scuola.

Ma il vero dato che più mi preoccupa, oltre all’ossessione di “marcare il territorio” (a Adro persino le panchine nella piazza del paese hanno il sole delle alpi), è la totale irrispettosità del fatto che quel luogo sia destinato a dei bambini in tenera età. Mi sembra impossibile credere che anzichè salvaguardali li si usi per beceri fini elettoral-propagandistici.

L’altro dato che mi preoccupa è la totale assenza di levate di scudi in paese: ad un gesto del genere, da “cel’hodurismo” della prima ora, la popolazione è avvezza e, quando non compiacente, è rassegnata e si limità tutt’al più ad identificare il gesto con l’ennesima bravata da paesanotto. Non sembra accorgersi che si tratta dell’ennesimo piccolo gesto volto a istituzionalizzare e normalizzare gesti inconsulti e quantomai squallidi.