Brescia, i disabili e le opportunità di lavoro

disabili.jpgE’ proprio vero: nessuno presta attenzione a certe cose finchè non è costretto a sbatterci il muso. E io non faccio certo eccezione da questo punto di vista. Così mi accorgo solo ora, a causa di una distorsione alla caviglia che mi ha obbligato a gironzolare in stampelle, di quanto sia difficile a volte la vita per un disabile. Poche le strutture adeguate, quasi impossibile gironzolare in città e in genere poca attenzione a quelli che si dimostrano particolari decisivi.

La mia condizione di momentanea difficoltà motoria mi ha fatto anche concentrare su un articolo di un quotidiano locale che parlava proprio di soggetti disabili. Ho scoperto così che in provincia di Brescia il numero di ragazzi con disabilità che hanno deciso di frequentare Centri di formazione professionale negli ultimi anni è cresciuto del 600%, passando da 42 (nel 2004) a 238 (nel 2009). Ben oltre l’incremento del numero degli iscritti che è in sostanza raddoppiato.

Si tratta di un dato credo assai significativo. Mi sembra finalmente la fine di un mondo sommerso che per anni è stato relegato in cantina, in parte per nasconderlo ed in parte con l’intento di proteggerlo dal “mondo cattivo che c’è là fuori”.

La mia opinione mi sembra per di più confermata da quanto nell’articolo sosteneva Marina De Vito, direttrice dei Cfp della provincia: “Fino a oggi i disabili dopo le scuole medie sono stati dirottati alla meno peggio, o verso il percorso formativo più breve: dobbiamo cambiare mentalità e approccio, dobbiamo garantire loro delle prospettive di lavoro vero”. Che sia forse l’inizio di una vera civilizzazione nei confronti di coloro che andrebbero chiamati “diversamente abili” non per compassione ma per una reale e differente capacità personale? Io incrocio le dita soprattutto per loro. La mia caviglia si sistemerà in poco tempo (spero), ma altre persone dovranno convivere con situazioni peggiori molto più a lungo, se non per tutta la vita.