Bresciani, non portoghesi

trasporti-bresciani.jpgDopo quanto è successo con l’accesso allo stadio Rigamonti, Brescia sembra intenzionata ad utilizzare nuovamente il “tornello risolvi-problemi”; questa volta però non per regolarizzare l’accesso degli spettatori alle manifestazioni sportive, ma per una situazione direi piuttosto inusuale: l’utilizzo degli autobus cittadini.

Già, perchè sembra che Brescia Trasporti, su esplicita richiesta dell’amministrazione comunale, abbia deciso di installare sui mezzi pubblici cittadini delle speciali apparecchiature che non permettano la salita a bordo a chi non ha un regolare biglietto o un abbonamento. Si tratta di tornelli, simili concettualmente a quelli del Rigamonti (barre metalliche orizzontali che vengono sbloccate con l’obliterazione del biglietto), oppure di porte elettriche dotate di telecamera.

L’utilizzo di queste nuove apparecchiature sembra derivare dalle stime sul 2010 effettuate da Brescia Trasporti, secondo cui il 5,5% dei controlli effettuati dai controllori in quell’anno si è concluso con viaggiatori senza regolare titolo di viaggio. Beh, 5,5%…uno ogni venti insomma. Un dato quantomai fisiologico e nemmeno troppo elevato mi sembra.

Il vicesindaco Rolfi (in realtà poco vice e molto sindaco, ora per di più anche con la delega al traffico) ha inteso giustificare ulteriormente la scelta con il “refraim sicurezza”, ricordando che spesso chi fa il portoghese sugli autobus è anche chi poi sugli stessi è detito al boseggiamento. Sarà, ma a me non convince molto. Mi sembra piuttosto che manchi la volontà politica di incentivare i mezzi pubblici. E se ripenso da un lato all’aumento del 20% del prezzo dei biglietti della “filo” e dall’altra dalla decisione di concedere un quarto d’ora di bonus su tutte le soste a pagamento mi sembra proprio che la delega al traffico sia stata pensata per farlo aumentare, non per diminuirlo.

I 20 centesimi che fanno la differenza

trasporti-bresciani.jpgIn periodi di magra (economica) come questi, Brescia e i bresciani hanno riscoperto un pò per virtù ed un pò per necessità i (sempre bistrattati) trasporti pubblici. Così, mentre la metropolitana è ancora lontana dal vedere la luce, il trasporto pubblico per eccellenza nella leonessa d’Italia resta saldamente l’autobus. O meglio, come si dice in gergo, “la filo”.

Sembra però che proprio per cui usa questo mezzo, che comunque a Brescia garantisce un servizio tutto sommato discreto (anche se i margini di miglioramento ci sono eccome), stia per andare incontro a una piccola spiacevole sorpresa. Piccola perchè l’impatto tutto sommato è di soli 20 centesimi di euro, ma anche spiacevole perchè Brescia è una delle città italiane con il maggior inquinamento e l’incentivo dei mezzi pubblici (oltre magari a una pedonalizzazione del centro) dovrebbe essere una parola chiave per qualunque amministrazione indipendentemente dal colore politico.

Invece sembra che la direzione presa sia quella contraria. I biglietti dell’autobus stanno probabilmente per subire una rincaro del 20%, passando dall’attuale “cifra tonda” di 1 euro fino ad un euro e 20. Il rincaro è dovuto alla necessità di far quadrare i futuri bilanci di Sintesi, a cui arriveranno meno trasferimenti “a cascata” dalla Finanziaria e poi dalle casse regionali.

Per ora l’aumento è ufficioso ma la coperta sembra davvero troppo corta per poter trovare una soluzione senza finire col mettere le mani nelle tasche già troppo spesso vuote dei residenti. Se poi a tutto questo si affianca la volontà espressa dalla Loggia di strappare a Sintesi (che gestisce anche i parcheggi a pagamento a Brescia) sconti per i cittadini della leonessa, si capisce che la volontà politica non va nella direzione di incentivare “la filo” quanto piuttosto l’uso dei mezzi privati.