Anno nuovo, nuovi tagli. A Brescia 30mln € in meno

soldi.jpgL’anteprima della notte di San Silvestro quest’anno è stata amara per i bresciani. In una conferenza stampa del 31 dicembre il Sindaco di Brescia Adriano Paroli e la sua Giunta azzurro-verde hanno annunciato un taglio di 30 milioni per l’anno che si è appena aperto; tagli di spese che riguarderanno i servizi sociali.

Questi 30 milioni non sono però dovuti a manovre finanziarie imposte dal Governo Monti (che ha imposto invece una correzione più misera, di “soli 6 mln €) bensì dai risultati non in linea con le attese che la gestione di A2A ha prodotto nel 2011.

Il dividendo che andrà al Comune di Brescia sarà infatti di 30mln € anzichè 60mln € come previsto. Una bella botta nel bilancio annuale.

Naturale che i riflettori a questo punto vengano rivolti alla gestione del gigante A2A, nato pochi anni fa dalla fusione della bresciana Asm e della milanese Aem, che anno dopo anno ha visto scendere gradatamente gli utili da 83 a 60 e ora a 30 mln €.

Sempre su A2A pesa poi l’incognita della ricaduta della questione Edison-Edipower. Le amministrazioni di Brescia e Milano si sono dette soddisfatte della chiusura del cerchio ottenuta. Vedremo nel prossimo futuro se si sarà trattato di una scelta lungimirante.

Nel bresciano arriva il teleriscaldamento bis

asm brescia.JPGIl teleriscaldamento di Brescia, quello in passato gestito da Asm e oggi gestito invece da A2A, ha fatto spesso scuola. In questi anni molte delegazioni provenienti da tantissime città europee e mondiali sono infatti accorse per studiare il “fenomeno Brescia”, lo stesso fenomeno che è stato preso d’esempio anche per tentare (sembra senza riuscirci) il problema dei rifiuti di Napoli.

Tralasciando qui quelli che sono comunque i problemi causati da questo tipo di impianti, è notizia di pochi giorni fa che il modello del teleriscaldamento viene portato un passo in là da un’altra municipalizzata; Cogeme infatti, pur prendendo spunto dall’impianto bresciano ha deciso di pensare “in piccolo” adattando quel modello al tipo di realtà che più spesso si incontra in terra bresciana, ossia la cittadina di dimensioni medio-piccole.

A Castegnato infatti è appena sorta una nuova centrale a cogenerazione in grado di portare direttamente l’acqua calda in ogni casa. Si parla, secondo i piani di circa 1300 abitazioni entro il 2015. L’impianto prevede che la centrale scaldi grazie al metano l’acqua portandola alla temperatura di 100 gradi, che verrebbe poi canalizzata nelle varie abitazioni e ritornerebbe poi alla centrale alla temperatura di circa 65 gradi; qui verrebbe scaldata nuovamente e si ricomincerebbe il giro.

Questo tipo di impianto, presente in europa in circa 5mila cittadine, dovrebbe ridurre i consumi di energia in maniera sensibile, passando da 13mila kw se le case fossero riscaldate in maniera tradizionale ai previsti 8mila kw, con conseguente e significativa diminuzione della CO2 emessa.

A Brescia è arrivata la prima colonnina per la ricarica delle auto elettriche.

renault fluence.jpgE’ appena stata inaugurata la prima colonnina, posizionata in Piazzale Canton Mombello, che fungerà da distributore per il piccolo parco macchine della Renault che nei prossimi mesi dovrebbe iniziare a girare per le strade di Brescia.

Si tratta di un distributore sui generis però, perchè le auto della casa francese (si dovrebbe trattare della Renault Fluence Z.E. – zero emissioni – in foto, e della Reanult Kangoo) sono auto interamente alimentate ad energia elettrica.

Le vetture saranno noleggiabili al costo di 500€ al mese (più Iva), a cui si dovranno aggiungere 25€ forfettari per le ricariche delle batterie (agli ioni di litio). Dopo un primo periodo di sperimentazione si potrà calcolare quale sarà il reale consumo dei mezzi, e quindi chiedere un contributo per il “carburante” meglio parametrato alla singola situazione.

Le prime 10 vetture dovrebbero arrivare a settembre ed altre 10 invece durante l’autunno. A Brescia, dopo questa prima colonnina, nei prossimi mesi ne nasceranno molte altre. Entro l’autunno saranno una ventina, ma sono destinate rapidamente a crescere fino al numero di 70. A quel punto il progetto pilota sarà quasi a pieno regime e permetterà a tutti gli enti coinvolti nella sperimentazione (Comune, A2A e Renault) di fare le prime vere valutazioni di quel che potrebbe davvero essere il futuro del trasporto cittadino. Tanto più se si considera che la Renault ha già annunciato che nel 2011 la produzione di vetture elettriche sarà per così dire “di serie”.

Trasporti ecocompatibili con E-Moving a Brescia

renault-fluence.jpgE-Moving è un progetto che vede in prima fila Brescia e Milano per promuovere, non solo a parole, un metodo più ecologico di trasporto urbano, senza dover ricorrere ai mezzi pubblici.

Il progetto E-Moving nasce dall’accordo tra le due amministrazioni comunali dei due maggiori capoluoghi lombardi, dalla municipalizzata A2A (nata dalla fusione tra l’ASM di Brescia e l’AEM di MIlano) e dalla casa automobilistica Reanult-Nissan, e dovrebbe portare per il 2011-2012 all’effettiva possibilità di gironzolare per le vie cittadine utilizzando automobili interamente alimentate ad energia elettrica.

Nella prima fase di questo progetto inizieranno ad essere immessi nella circolazione stradale circa 60 veicoli tra auto e furgoni, mentre A2A doterà le due città di 270 colonnine a cui attaccare i veicoli per “fare il pieno”. A Brescia in particolare le colonnine dovrebbero essere 70, di cui 22 in luoghi pubblici, 24 in parcheggi pubblici gestiti da Brescia Mobilità e 20 in aziende.

La flotta di autoveicoli comprende delle Reanult Kangoo e delle Renault Fluence (derivate dalla Laguna). Tuttiquesti mezzi avranno batterie al litio e saranno dotate di un’autonomia di circa 160 km. Il tasto dolente per ora sembra essere il costo di noleggio mensile di questi mezzi: 500€, non esattamente a portata di portafoglio se si considera che, fatte le dovute proporzioni, il costo annuale è di 6000€.

A2A spera di risolvere il secondo altro grande punto dolente causato dal grande tempo necessario oggi per ricaricare le batterie delle auto (circa 6-8 ore) dotando le colonnine per il rifornimento di centraline di potenza aumentata fino a 400 Volts, il che dovrebbe conseguentemente permettere una ricarica completa in circa mezz’ora.

Brescia finisce sul Corriere della Sera come esempio per lo smaltimento dei rifiuti. Ma sono tutte luci o ci sono anche delle ombre?

termovalorizzatore.jpgSergio Rizzo, giornalista di punta del Corriere della Sera e autore insieme ad un’altra firma eccellente dello stesso quotidiano come Gian Antonio Stella del best seller “la Casta”, prosegue nelle sue inchieste sulla mala gestio italica. Così, su un articolo apparso sul più prestigioso quotidiano nazionale il giornalista mette a confronto due famiglie di 3 persone che abitano in un appartamento di 80 mq, una a Roma e l’altra e Brescia, e ne confronta le spese annue per la gestione dei rifiuti.

Rizzo scopre così che la famiglia bresciana paga 112 euro, mentre quella romana deve spendere la bellezza di 276 euro: circa 2 volte e mezzo l’esborso della concorrente famiglia lombarda.

Da buon giornalista qual è Rizzo si pone la domanda di come sia possibile una tale differenza, dando per scontato che i rifiuti a Brescia non siano poi tanto diversi dai rifiuti di Roma. E trova così 2 motivazioni concorrenti. La prima: a Brescia i rifiuti sono bruciati nel termovalorizzatore (una volta dell’Asm, ora di A2A nata dalla fusione tra la municipalizzata bresciana e la corrispondente milanese di Aem), così passano da materiale di scarto a fonte energetica, producendo calore ed energia elettrica. La seconda nella (decisamente) migliore gestione operata dai dirigenti di questo servizio pubblico a Brescia rispetto che a Roma. Tendenza questa che peraltro si può estendere su larga scala, sottolineando il divario nord-sud, nonostante le dirigenze meridionali guadagnino in media di più e ottengano risultati economici in negativo, mentre i colleghi settentrionali facciano in media segnare un avanzo di bilancio di circa 370mila euro.

Ottima analisi quella di Rizzo, come al solito del resto. Però un appunto mi sento ugualmente di farglielo. Il termovalorizzatore bresciano, tanto elogiato da più parti, adombra anche aspetti meno piacevoli, anche se ancora da valutare attentamente. Vi è infatti il dubbio che il bruciare rifiuti (disperdendo nell’aria determinate sostanze) possa nuocere a vari livelli alla salute dei bresciani, e non solo di quelli della circoscrizione sud in cui il termoutilizzatore è situato.

Stando ad esempio alle parole di Marino Ruzzenenti, docente universitario e anima storica dell’ambientalismo bresciano, al termoutilizzatore andrebbero imputati i casi latte contaminato da diossina in alcuni allevamenti circostanti, come anche l’aumento dell’impatto di tumori al fegato nella popolazione. Senza contare il fatto che il termoutilizzatore per funzionare ha bisogno di una certa quantità di indifferenziata, il che vuol dire “ostacolare” una scelta decisa di incremento della raccolta differenziata, che infatti a Brescia non raggiunge medie eccelse.