Piazza Rovetta: stop al “cubo bianco”. In arrivo un parco giochi

cubo bianco.jpgLa situazione di Piazza Rovetta continua a far discutere e sembra non trovare mai una soluzione conclusiva.

Sembra infatti che dopo lo smantellamento della struttura metallica che ospitava alcune bancarelle (più di 2 anni fa!) ed il famoso progetto del “cubo bianco” (aula studio futuristica per universitari), all’orizzonte ci sia invece la realizzazione di un mini parco giochi per bambini.

Purtroppo quello che dovrebbe essere uno dei principali biglietti da visita della nostra città si dimostra essere uno dei talloni d’achille di questa amministrazione.

Oltre alla tristezza del fondo in erba sintetica (quella naturale evidentemente non va molto di moda e c’è il rischio che nelle fotografie non esca poi così bene, meglio un pò di plastica), stando a quanto riportano i giornali dovrebbe venire allestito anche un piccolo teatrino ed un laboratorio per burattini. Ma la sorpresa è addirittura la presenza di una nursery per l’allattamento. Tutto attorno panchine “pieghevoli” come le poltrone dei cinema.

Il parchetto poi non ha nemmeno una data di scadenza. Resterà probabilmente finchè non vedrà la luce il cubo bianco, che però per essere realizzato necessita di quasi 2 mln di Euro, e di questi tempi si sa che non è una cifra facile da raggranellare. Se il progetto del “cubo bianco” non troverà a breve la luce a causa della mancanza di fondi, mi sembra che la “toppa” del mini parco giochi sia quasi peggio del buco.

Il costo dell’operazione “mini parco giochi” è abbastanza contenuta (40mila Euro circa), ma questo non basta per renderla oculata. Piazza Rovetta, dopo più di 2 anni di abbandono a sè stessa, viene liquidata con una soluzione raffazzonata da 4 soldi, che stride troppo con i progetti faraonici che la Giunta ha portato avanti a lungo e che mai hanno visto la luce e forse nemmeno mai la vedranno.

Se la soluzione finale al “problema Piazza Rovetta” è questa, tanto valeva immaginarla e realizzarla con 2 anni d’anticipo, senza investirci tempo, energie e soldi (pubblici) con concorsi e progetti architettonici rivelatisi inutili.

Un bonus di 300.000€. Sulla parola, ma con i nostri soldi

matisse.jpgQualcuno di voi sarebbe pronto a pagare un lavoro fatto da un professionista o da un artigiano basandosi semplicemente sulla sua parola di averlo svolto?

A Brescia (ma non solo) può succedere, specialmente se i soldi utilizzati per pagare sono quelli di qualcun altro. Così è successo che la Loggia ha pagato un bonus di 300.000€ alla società trevigana Artematica, organizzatrice della mostra “Matisse, la seduzione di Michelangelo”.

E’ bastato che la società, che ha concluso la mostra nello scorso giugno, autocertificasse (per un totale di 248.000 visitatori) il superamento di una soglia-limite di 230.000 visitatori, che dalle casse comunali uscisse un bonus di 300.000€. Un lauto premio di produzione sulla fiducia.

E pensare che se non avesse superato tale soglia la società avrebbe invece dovuto rimborsare a sua volta 200.000€ all’ente locale.

Sta di fatto che l’ultimo biglietto stampato riportava il numero progressivo 127.055, ben al di sotto dei 230.000. All’inizio (fine agosto) l’Assesore competente Arcai aveva difeso apertamente la società bollando come fasulle le ricostruzioni del Pd che avevano sollevato la questione. Poco dopo ha dovuto fare dietrofront, al punto tale che tra la Loggia ed Artematica è iniziata una vera e propria guerra di dichiarazioni sui giornali, fino alla rottura definitiva dei giorni scorsi.

Nel frattempo la Procura ha iniziato le proprie indagini e, notizia di ieri, ha riferito che sui numeri “ci sono irregolarità”.

Comunque vadano le indagini, siamo sicuri che chi doveva gestire dal punto di vista politico la situazione e sopratutto doveva vigilare sulla stipula dell’accordo e sul suo adempimento sia stato all’altezza? Non mi sembra.

Brescia, l’esempio d’Italia

domusromana.gifIeri stavo leggiucchiando svogliatamente un quotidiano locale in un primo pomeriggio di fine estate e mi sono soffermato su quella che, a prima vista, sembrava essere una buona notizia.

A Nuvolento, piccola cittadina ad pochi km ad est da Brescia, è tornata finalmente alla luce una domus romana di circa 2000 anni, molto grande (circa 1000 mq) e ricca di vasellame, affreschi e monili. Probabilmente, dicono gli esperti, appartenne ad una famiglia importante.

“Tutto molto bello” ho pensato all’inizio. Poi però continuando a leggere l’articolo scopro che la domus era già stata individuata circa 20 anni fa.

Per circa 18 anni non si è fatto nulla per portarla alla luce. Mancavano soldi, anche in periodi non esattamente di crisi economica come ad esempio gli anni ’90 o i primi 2000. Solo 2 anni fa sono arrivati i finanziamenti da parte della Regione Lombardia (250mila €) che si sono andati ad aggiungere ai 100mila € del Comune. In tutto quindi 350mila €, non proprio un’enormità se si pensa che la querelle che in questi giorni sta interessando Artematica è relativa ad un bonus per un numero di ingressi (ancora da dimostrare) all’incirca della stessa somma.

Ora il 29 settembre la domus verrà ufficialmente inaugurata, durante la giornata europea del patrimonio. Ma la mia domanda è: possibile che non ci accorgiamo di che tesoro storico/artistico disponiamo? Possibile essere così menefreghisti da non capire che se lo valorizzassimo sistemeremmo almeno metà della nostra economia?

Brescia, i conti non tornano

euro.jpgUn’indagine condotta dal Sole 24 Ore e resa pubblica pochi giorni fa ha tratteggiato un quadro preoccupante per Brescia.

Detto in soldoni siamo probabilmente tra i maggiori evasori italiani. “Ladri” come spesso si dice parlando al bar, perchè chi può non paga ciò che deve e costringe gli altri a pagare per lui. Un “furto” indiretto.

Per essere più precisi Brescia si trova al 92mo posto (su 103 totali) nella classifica del quotidiano economico. L’elenco infatti è stato stipulato confrontando da un lato i redditi dichiarati e dall’altro il tenore di vita (automobili possedute, abitazioni, ecc.).

Si tratta quindi di parametri abbastanza attendibili. Il solo modo in fatti di “truccare” una simile classifica è quello di mantenere certi elevati stili di vita con i risparmi accumulati. Una cosa non proprio usuale, specialmente se si tratta di persone con redditi di tutto rispetto.

Insomma i casi sono 2: o a Brescia si evade, e parecchio, oppure stiamo vendendo i beni di famiglia e svuotando le casse dei risparmi per continuare a vivere al di sopra di quanto ci possiamo permettere. In entrambi i casi, da bresciano, mi preoccupo.

Brescia, addio alla Torre Tintoretto

tintoretto san polo.jpgUn Natale con il botto. E’ questo quello che sembra dovrà aspettarsi la Torre Tintoretto che, insieme alla gemella Cimabue è uno degli esempi più lampanti del degrado che anche a Brescia permane in alcune zone ormai da anni.

Con nuovi fondi messi sul piatto dal Pirellone e dall’Aler, in grado di far fronte alle difficoltà finanziarie della Loggia, entro i prossimi 6 mesi la Tintoretto dovrebbe essere definitivamente abbattuta.

Finalmente diranno alcuni, mentre altri avranno qualche rammarico perchè la Tintoretto e la Cimabue, con tutte le loro particolarità, potrebbero certamente diventare l’esempio per tutta la città di una completa riqualificazione urbana, se solo venisse affidato loro un futuro degno di tal nome.

Di sicuro però c’è da dire che, indipendentemente dal fatto che la soluzione sia l’abbattimento di quel parallelepipedo a strisce colorate che si vede già dalla tangenziale sud e dall’autostrada o che piuttosto la soluzione sia costituita da un recupero urbanistico dell’esistente, la situazione così com’è ora non è più sostenibile.

Certo, in un periodo in cui a Brescia il “problema casa” è esploso (basta leggere i quotidiani locali per ricordarsi dei numerosi tentativi di sfratto), pensare di distruggere con un botto qualcosa come 195 appartamenti (ancora abitati in buona parte) potrebbe portare più disagi che benefici.

Salvo colpi di scena però la distruzione è già in programma per il prossimo dicembre. Have a nice Xmas, Tintoretto.

Soli delle Alpi su costruzioni pubbliche. Lancini ci riprova.

adrosolialpi.JPGLa sola speranza che ci resta, a questo punto, è che Oscar Danilo Lancini esaurisca la propria capacità patrimoniale personale.

Dopo il clamore mediatico suscitato dal caso dei 700 “Soli delle Alpi” posizionati dalla giunta leghista un pò ovunque (banchi, cestini dello sporco, tetto, ecc…vedi foto) all’interno delle nuove scuole elementari di Adro e poi fatti rimuovere (perchè obbligati, sia chiaro), il sindaco Lancini e la sua compagine amministrativa ci riprovano.

Il 5 luglio verrà inaugurato il nuovo palco dell’area feste e la sorpresa non sembra mancare; anche qui (la notizia è trapelata ieri sul Bresciaoggi) come sulla scuola altri “soli delle Alpi”. Simbolo delle tradizioni locali secondo il Sindaco Lancini, simbolo di partito secondo altri (tra cui, non dimentichiamocelo, tutti i giudici che si sono finora pronunciati al riguardo nonchè il Presidente Napolitano).

Che quella di Lancini sia una pura provocazione mi sembra chiaro. Ciò che resta più di difficile comprensione è il motivo. Le luci dei riflettori mi verrebbe da pensare, ma a che pro? Il primo cittadino di Adro è al secondo mandato ed alle prossime elezioni amministrative, salvo modifiche di legge, non potrà ripresentarsi per lo stesso scranno. Che punti allora a qualcosa di politicamente più elevato? Certamente in questo caso espandere la sua popolarità al di fuori dei ristretti confini adrensi gioverebbe non poco dal punto di vista politico, attirandosi le simpatie del popolo leghista dell’ovest bresciano, dove la Lega gode di un nutrito “zoccolo duro”. Senza considerare poi che finchè i giornali parlano dei “soli delle Alpi” trascurano di ricordare fatti di cronaca nera successi proprio ad Adro, come l’anziano morto a colpi di motosega come solo in un film splatter. Prova provata del fallimento del binomio Lega-sicurezza?

Ma c’è un giudice a Berlino, come diceva qualcuno. Senza dover travalicare i confini nazionali, per il Sindaco Lancini e la sua Giunta è bastata una sezione locale (federalismo beffardo?) della Corte dei Conti, che ha stimato giusto per il caso della scuola elementare un risarcimento di 26mila euro. Soldi loro questa volta, non delle casse comunali. Motivo? Semplice, non ci si fa pubblicità politica posizionando simboli di parte su un edificio di tutti e a spese di tutti. Sarebbe una cosa ovvia se non fossimo in Italia, ma qui da noi sono 20 anni che la politica si rende spesso ridicola negando l’innegabile.

Nonostante la batosta economica, contro cui Lancini ha già annunciato una memoria difensiva nel tentativo di giustificare la propria scelta ed evitare l’esborso, la giunta adrense prosegue imperterrita nell’opera di posizionare soli delle Alpi su oggetti e costruzioni pubbliche. Perchè la smetta dobbiamo quindi forse sperare che Sindaco e Assessori esauriscano il proprio patrimonio personale?

Due mesi di filosofia lungo l’Oglio

filosofioglio.pngIn periodi in cui tutto deve volgere all’utilitarismo economico parlare di filosofia sembra quasi una provocazione. Eppure approfondire (o crearsi) un proprio pensiero filosofico può essere un’ottima “palestra” per la mente, con felici ripercussioni su ragionamenti a volte più venali.

Probabilmente con la stessa convinzione di fondo è stata organizzata anche quest’anno la settima edizione della rassegna “Filosofi lungo l’Oglio”, che inizia questa sera e raccoglie in meno di 2 mesi un’innumerevole serie di appuntamenti con i maestri del pensiero filosofico moderno, pronti a drci appuntamento in buona parte dell’ovest bresciano con sporadiche escursioni nel cremonese. Qui a seguire l’intero programma:

MERCOLEDÌ 6 GIUGNO | Andrea Tagliapietra
Natura della dignità e dignità della natura (Brandico)

DOMENICA 10 GIUGNO | Marc Augé
Degno, indegno (Erbusco)

VENERDÌ 15 GIUGNO | Giovanni Ghiselli
La dignità degli eroi (Barbariga)

DOMENICA 17 GIUGNO | Maria Rita Parsi
Dignitoso come un bambino (Corte Franca)

MERCOLEDÌ 20 GIUGNO | Paolo Becchi
Il duplice volto della dignità umana (Orzivecchi)

VENERDÌ 22 GIUGNO | Luigi Zoja
Scomparsa del prossimo (Orzinuovi)

MERCOLEDÌ 27 GIUGNO | Massimo Donà
Dignità e identità: quale dignità per quale soggetto? (Castrezzato)

SABATO 30 GIUGNO | Eberhard Schockenoff
Comprendere la dignità umana (Chiari)

MARTEDÌ 3 LUGLIO | Marco Vannini
Nobiltà  (Ostiano)

GIOVEDÌ 5 LUGLIO | Remo Bodei
Il prezzo della dignità (Brescia)

SABATO 7 LUGLIO | Bernhard Casper
Dignità e responsabilità. Una riflessione fenomenologica (Travagliato)

SABATO 14 LUGLIO | Michela Marzano
Dignità e vulnerabilità (Corzano)

MARTEDÌ 17 LUGLIO | Salvatore Natoli
Dignità e rispetto: l’obbligo di renderlo, il dovere di meritarlo (Villachiara)

VENERDÌ 20 LUGLIO | Stefano Semplici
È possibile una bioetica condivisa? (Pompiano)

LUNEDÌ 23 LUGLIO | Piero Coda
Dignità umana e libertà religiosa. La lezione del Concilio Vaticano II (Soncino)

Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito internet
www.filosofilungologlio.it

Spumador, un pezzo di storia bresciana che se ne va

SPUMADOR.jpgIl mio primo ricordo della Spumador è legato all’infanzia. Avrò avuto circa 5 o 6 anni, e giocavo con i cugini nel cortiletto della nonna.

Immancabile nel momento della merenda il panino con la Nutella e soprattutto un bel bicchiere di spuma. Ma non una spuma qualsiasi, la spuma Spumador. Quella che mia nonna diceva essere meglio della Coca-Cola.

Solo anni dopo ho capito che aveva ragione. Solo anni dopo ho capito che quella spuma, occasionalmente sostituita con il ginger aveva un gusto tutto suo in cui ci potevi trovare anche un pò di gusto di quella Brescia semplice che costituiva e credo costituisca ancora la maggioranza. Quella che in politica si chiama “maggioranza silenziosa”.

Quel gusto di Brescia ora però sembra destinato a sparire perchè lo stabilimento gussaghese della Spumador è pronto ad essere chiuso. E’ stata questa infatti la decisione della società olandese che la controlla.

A spasso i 36 dipendenti, e panico nelle rispettive famiglie. La crisi ci toglie ogni tanto anche ricordi e gusti del passato, non solo sprazzi di futuro.

Brescia ricorda Gela nel’43. Con le Conversazioni del Grande.

grande.jpgSeconda Guerra Mondiale. Anno 1943, l’anno della svolta. La cruenza delle battaglie però pre e post ’43 non cambia ed a farne le spese sono più o meno sempre gli stessi.

Un pò per questo ed un pò perchè, come si sa, la storia la scrivono i vincitori, capita spesso che qualche lato resti più oscuro di altri.

A fare luce su uno di questi ci ha pensato Andrea Augello con la sua ultima fatica letteraria: “Uccidi gli italiani. Gela 1943. La battaglia dimenticata” (Mursia Editore).

Il libro narra della battaglia di Biscari tra l’esercito statunitense da un lato che stava sbarcando, ed i soldati italiani e tedeschi dall’altro. Il primo ne risultò vincitore ed ai secondi fu riservata la fucilazione e la conseguente sepoltura. Tra di essi, fra l’altro, anche alcuni giovani di origine bresciana che solo dopo 3 anni di studio e reperimento delle fonti si è riusciti ad individuare.

L’incontro con Andrea Augello, storico e senatore Pdl, rientra all’interno delle “Conversazioni” del Grande. La serata si terrà ovviamente nel principale teatro cittadino, con la “conduzione ” del vicedirettore del Giornale di Brescia Claudio Baroni. Inizio ore 18:00, ingresso libero.

Una ferita che non si rimargina

stragepiazzaloggia.jpgSabato è arrivata la triste (ma attesa) notizia. L’ennesima. Anche questa volta Brescia, città violentata, non ha avuto giustizia da parte dello Stato.

Con la sentenza di sabato emessa dalla Corte d’Assise d’appello sembra definitivamente chiusa la partita. Almeno quella giudiziaria. Gli anni passati da quel maledetto 28 maggio 1974 infatti sono oramai diventati 38, e di conseguenza le possibilità di trovare le prove in grado di inchiodare alle loro responsabilità quei maledetti che hanno avuto parte attiva nella strage diventano flebili.

Non avrò probabilmente mai la soddisfazione di vedere dietro le sbarre, additati come i peggiori delinquenti, i singoli responsabili della pagina più triste della storia di Brescia dell’ultimo secolo.

Per fortuna la giustizia ordinaria non è la sola ad occuparsi della questione. Anche la giustizia storica avrà da dire ed anzi, ha già detto. Ha già detto che quella bomba, che causò 8 morti e 106 feriti, aveva origini neofasciste, con significative connivenze di apparati deviati dello Stato.

Non è sufficiente a rimarginare una ferita vecchia di 38 anni, però aiuta a capire. E a condannare moralmente.