La Piazzetta di S.Faustino si anima con “I Cantica”

cantica2.jpgDomani sera (giovedì) chi passerà nei paraggi del bar la Piazzetta di San faustino, proprio accanto alla chiesa dell’omonima via e posizionato tra le facoltà di Giurisprudenza ed Economia, avrà di che rallegrarsi e scrollare di dosso per una sera la cattiva fama che circonda la zona, nota per essere stata per almeno 30 anni nel dopoguerra il quartiere più “mal frequentato” della città.

A tenere banco nella centralissima piazzetta infatti ci sarà un duo giovane dalle origini siculo-bresciane: I Cantica. Il gruppo è formato da Niné Ingiulla (Antonino all’anagrafe, ma da buon artista tutti lo conoscono per il soprannome) e Michele Posio e dal 2007 sta pian piano cucendosi addosso un nutrito (e meritato) gruppo di fan.

Merito dell’estrosità del duo, ma merito anche e sopratutto dell’elevatissima qualità dello spettacolo che ogni volta riescono a mettere in scena. I Cantica infatti si esibiscono da anni in spettacoli da “autodidatti” mixando alla perfezione la tradizione italiana cantautorale (Battisti e De Andrè su tutti, ma anche De Gregori, Rossi e altri ancora) con alcuni fondamenti del teatro e, perchè no, della poesia e della letteratura. Una miscela culturale a tutto tondo insomma, ed esplosiva per certi versi.

Dopo aver calcato diversi palcoscenici di scuole e teatri in giro per la provincia con gli spettacoli “Dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi” (rimescolamento moderno tra Dante e De Andrè, appluditissimo) e “Voci da Spoon River (omaggio al grande poeta americano d’inizio ‘900 Edgar Lee Masters), questa sera il duo si esibirà in “La cattiva strada”; un titolo azzeccatissimo se si considera la cattiva nomea (da anni non proprio meritata) che si porta appresso via San Faustino.

L’inizio, salvo maltempo, è previsto per le ore 20:30.

Brescia si scopre “classica ma non troppo”

concertomusicaclassica.jpgE’ iniziata sabato sera la rassegna “classica ma non troppo” che porterà a Brescia 4 concerti di prim’ordine nel meraviglioso contesto del chiostro di contrada San Giovanni. A farla da padrone saranno brani della musica popolare eseguiti da grandi maestri di formazione ed ispirazione “classica”. Ecco così spiegato il nome della rassegna.

Dopo la serata di sabato 2 ottobre, svoltasi in concomitanza con la “notte bianca” di Brescia, per l’occasione dedita interamente all’arte nelle sue diverse forme, il prossimo appuntamento in calendario sarà quello di sabato 9.  La cornice per l’occasione sarà quella chiesa parrocchiale S. Giovanni Evangelista. A salire sul palco l’ensemble vocale femminile “Sifnos”, che si esibirà nello spettacolo “Nel nome di Maria”, che racchiude una serie di canti mariani di noti autori del ‘900.

Il terzo appuntamento della rassegna è quello previsto per il 23 ottobre quando, nel teatro del chiostro di San Giovanni, il duo composto da Gloria Busi (soprano) e Francesco Buffa (pianoforte) si esibirà in “La voce colta dei popoli”, con musiche rivisitate di Berio, Ravel, Rodrigo, Milhaud, Lorca, Dorumsgaard e Ziliani.

Ultima serata di “Classica ma non troppo” sarà quella del 30 settembre. La location sarà ancora quella del teatro del chiostro di San Giovanni e lo spettacolo, dal titolo “Volare”, vedrà impegnati i membri dell’associazione “Isola” (che ha organizzato la manifestazione insieme al centro culturale “Il chiostro”) alle prese con i brani dei più grandi cantanti e cantautori italiani del ‘900 come De Andrè, Tenco, Modugno, Gaber, Lauzi, Gaetano, Endrigo e Graziani.

Adro, i banchi di prova

bancoscuolaadro.JPGLa “questione Adro” sembra essere ben lontana dal trovare una soluzione definitiva. Prima si fanno passi in una direzione, poi nell’altra e nessuno sembra vedere la luce in fondo al tunnel.

I soli delle alpi continuano a rimanere lì al loro posto; il sindaco Lancini prosegue nella sua linea dura del “mi hanno votato quindi posso tutto”, variante bresciana del “faso tuto mì” veneto; il ministro Gelmini interviene una sola volta sminuendo il fatto a folcklore ma chiedendo comunque che i simboli vengano rimossi; il ministro Bossi dichiara che secondo lui un simbolo solo bastava (ma non ha detto cosa fare ora che i simboli sono molti di più); sempre Lancini rinvia il Consiglio Comunale per la presenza di giornalisti in sala ed annuncia che quello successivo avverrà a porte chiuse, manco si dovesse discutere di segreti di Stato o di questioni sue private.

Finalmente uno squarcio di luce: il Capo dello Stato fa (in ritardo) ciò che gli compete, ossia essere il garante della Costituzione ed il rappresentante dell’unità (!) nazionale. Risponde con una lettera inviata dal suo segretario Marra ai genitori adrensi che lo avevano interpellato, ma poi inspiegabilmente si tira indietro smorzando la portata della sua missiva. Evidentemente non vuole assumersi la responsabilità (anche mediatica) di essere l’arteficie principe della rimozione di quei soli delle alpi.

Nel frattempo l’aria ad Adro diventa di giorno in giorni più pesante. I cittadini stanno su due barricate. Il simbolo che secondo la Giunta doveva simboleggiare l’antica unione della comunità di Adro la sta invece letteralmente spaccando. Chi prima era semplicemente un vicino di casa, conosciuto di vista e comunque rispettato, ora, magari perchè ha una visione differente sull’operato o sulla persona di Lancini passa alternativamente come il troglodita leghista (come se tutti i leghisti fossero trogloditi) o come il comunista fannullone (come se una cosa implicasse l’altra ad ogni costo). Sta di fatto che la tranquilla vita che la cittadina franciacortina vantava fino a qualche anno fà diventa sempre più un miraggio. Come la speranza di vivere in un paese normale.