Da sabato 8 agosto potrebbero iniziare le ronde a Brescia

pettorina-gialla-polizia-di-stato-grande.jpgDopo l’approvazione da parte del Parlamento del cosiddetto “pacchetto sicurezza”, contenente tra le altre cose le nuove norme sulle ronde, i primi cittadini di diverse città si sono espressi al riguardo, in alcuni casi in senso favorevole, altri in maniera più scettica, altri semplicemente possibilisti.

A Brescia le prime ronde potrebbero essere avvistate dai cittadini a partire da sabato 8 agosto, data in cui la Loggia varerà ufficialmente il necessario regolamento. Nonostante la vicinanza politica tra la giunta bresciana (il sindaco Paroli appartenente al PdL ed il vicesindaco, che per molti è il reale “facente funzioni” Rolfi, esponente di spicco della Lega Nord) ed il Governo nazionale (il pacchetto sicurezza è infatti un’iniziativa legislativa del ministro dell’interno, il leghista Maroni), a Brescia le ronde sono state accolte senza eccessivi proclami. Ancor più se si pensa a quanto ha pesato l’argomento sicurezza nell’ultima campagna elettorale.

Sta di fatto comunque che il fatto stesso che le ronde siano possibili fa riflettere. Quantomeno ci rifletto io.

Tralasciando qui di analizzare quali siano i veri poteri di queste ronde, la cosa che più mi fa pensare è che, proprio il fatto di puntare così tanto sulla “sicurezza fai da te”, rivela come lo Stato (mi permetto di scriverlo con la maiuscola) stia abdicando senza nemmeno giustificarsi a quelli che sono, da che mondo è mondo, i suoi poteri. Già il filosofo Hobbes, secoli fa, aveva infatti identificato nello Stato quell’ente che, togliendo parte della loro libertà originaria ai cittadini, aveva la funzione primaria nell’assicurare la loro incolumità fisica. Se nemmeno a quello lo Stato riesce a provvedere,a me personalmente, iniziano a sorgere dubbi sul complessivo funzionamento dell’apparato pubblico.

Parola del Sindaco Paroli: addio al vecchio Rigamonti, ma lo stadio resterà in città.

rigamonti.jpgIl problema dello stadio di calcio a Brescia è sentitissimo, e già da parecchi anni. L’ormai storico Mario Rigamonti mostra ad oggi tutti i segni della sua vetustà, senza pretesa alcuna di dissimulare alcuni dei suoi difetti.

Già nell’ultima campagna elettorale praticamente tutti i candidati sindaci di Brescia avevano, più o meno esplicitamente, dato un proprio parere per uscire dall’empasse che da anni caratterizza lo stadio comunale, che fu teatro di giocatori del Calibro di Hagi, Guardiola e Baggio. Insomma: tutti d’accordo per lo meno nel dire che la situazione non poteva protarsi oltre.

Il vecchio Rigamonti infatti assolutamente inadatto ad ospitare una qualsivoglia partita di un certo livello. Innanzitutto dalle curve la visuale è pessima a causa della significativa distanza dal campo; poi va detto che solamente parte della tribuna è coperta dalla pioggia e dalle intemperie; infine, ma solo per non dilungarci troppo, tutta la parte alta della gradinata non è in muratura ma in lamiera.

I vari gruppi ultras ed i tifosi si lamentano da anni della situazione ed hanno auspicato, più o meno incisivamente, che il vecchio Rigamonti venisse ristrutturato oppure abbattuto e ricostruito ex novo proprio lì dove sorge ora. Tra le ipotesi che erano balenate fin’ora quella che sembrava invece essere la più probabile, e anche la più caldeggiata da parte della società, era quella di trasferire fuori dai confini cittadini, e per la precisione nella zona di Castenedolo-Montichiari il tempio calcistico della Leonessa, in una costruzione simile a quelle inglesi, dove oltre al campo e alle gradinate, vi fossero anche negozi (non solo sportivi), cinema, pizzerie e quant’altro.

Il neo-sindaco Paroli sembra invece intenzionato, dopo le dichiarazioni dei giorni scorsi, ad abbattere il vecchio Mario Rigamonti per costruire un nuovo stadio nel “Parco sportivo delle cave”, vicino a dove sorgerà il futuro Palazzetto dello sport, rimanendo perciò all’interno dei confini cittadini. Ci si trasferirà quindi da Mompiano, che, a detta di Paroli, veniva bloccato in maniera inaccettabile ad ogni partita con le “big”.

La solidarietà dei lavoratori cassaintegrati dell’ “ideal Standard” non ha limiti

superenalotto.jpgPer i lavoratori bresciani della ditta “ideal Standard”, azienda leader nella produzione di sanitari e quant’altro, è un periodo assai difficile. A metà luglio era stata comunicata l’intenzione da parte della dirigenza della società di mettere in cassa integrazione guadagni, a partire dal prossimo settembre, ben 1740 lavoratori. La notizia era poi stata corretta sul finire di luglio quando, con un altro comunicato, era stata diffusa la notizia che la cassa integrazione era stata “sospesa”. Già, sospesa ma non revocata. Segno insomma che la situazione continuava a non essere florida.

Preoccupati di tutto ciò, già da tempo i lavoratori dell’Ideal Standard si era radunati in un presidio permanente all’esterno della fabbrica sita in via Milano, strada d’accesso alla città per tutta la zona ovest della provincia bresciana. E, si sa, queste situazioni fanno stringere ancora di più l’amicizia tra chi condivide momenti difficili.

Per passare il tempo i presidianti hanno anche deciso di tentare la fortuna, ascoltando il richiamo che tutti i giorni viene dai giornali e dalle tv per il multimilionario jackpot del superenalotto. Con l’estrazione di sabato i lavoratori hanno vinto così la discreta somma di 2200 euro; certo non molti, ma comunque qualcosa per chi ha nubi pesanti sul proprio futuro. Ma è proprio qui che è scattata la solidarietà verso chi è costretto a vivere in una condizione ancora più difficile.

Praticamente all’unanimità è stato deciso di donare questi 2200 euro alla famiglia di Francesco, un bimbo di 2 anni e mezzo gravemente malato, che obbliga la famiglia a fare i salti mortali per sostenere le spese delle cure mediche per i ticket, al punto che il padre del piccolo ha dovuto vendere il bar di sua proprietà per far fronte alle spese e al tempo necessario per accudire Francesco.

Certamente i 2200 euro non risolveranno tutti i problemi, però forse fanno riflettere: lo Res Publica latita, la famiglia soffre pene ulteriori a quelle dovute alla preocupazione per il figlio e chi tenta di tamponare la situazione sono soggetti che vivono, checchè se ne dica, in condizioni economiche assai precarie.