Ci possiamo fidare davvero di quello che mangiamo?

egg.jpgLa notizia che ha fatto da incipit per questa piccola riflessione è quella del ritrovamento, pochissimi giorni fa, presso il mercato cittadino più grande, l’Ortomercato di via Orzinuovi, nei pressi del casello di Brescia Ovest di circa 3000 uova (per la precisione 250 dozzine) pronte per essere vendute, anche se non a norma.

L’ingente quantità di prodotti alimentari in questioni è stata infatti trovata sul bancone di una commerciante, pronta alla vendita, nonostante sulle uove non venissero riportate le normali indicazioni che vi si dovrebbero trovare: data e luogo di produzione in primis, almeno per poter rendere possibile la cosiddetta tracciabilità del prodotto.

In questa vicenda gli aspetti paradossali sono almeno 2. Il primo: sulle uova la data di scadenza era stata scritta dalla stessa venditrice ambulante con il pennarello, con il rischio perciò che l’inchiostro penetrasse all’interno del guscio e che inquinasse la parte commestibile del prodotto. Della serie, forse era meglio che non avesse scritto nessuna data di scadenza, o presunta tale.

Il secondo: le 3000 uova in questione erano messe in vendita da una ambulante regolare, con tanto di licenza e quant’altro, e per di più nel giorno in cui l’Ortomercato, essendo aperto al normale pubblico (il resto della settimana è fruibile solo da chi acquista all’ingrosso), conta migliaia di acquirenti “al dettaglio”, specialmente di estrazione sociale e culturale più bassa, oppure semplicemente in ristrettezze economiche, che sfruttano i prezzi, normalmente più bassi, della merce venduta presso il mercato ortofrutticolo.

A questo punto mi viene sinceramente da chiedermi, quante volte anche io avrò mangiato o bevuto qualcosa di scaduto, avariato, intossicato o peggio ancora? Possibile che periodicamente (spesso) notizie come questa vengano alla ribalta della cronaca?

Ci possiamo fidare davvero di quello che mangiamo?ultima modifica: 2009-07-31T08:30:00+02:00da admin
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