A scuola di Protezione Civile

protezione civile scuola.jpgLa Protezione Civile della provincia di Brescia ha siglato un accordo con l’ufficio scolastico provinciale formalizzando così la simbiosi degli interessi tra le due realtà; gli studenti della scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado avranno la possibilità di conoscere la Protezione Civile e, se interessati, di iniziare ad avvicinarsi ad essa.

I volontari dei 140 gruppi della protezione civile bresciana entreranno così nelle scuole e resteranno vis-a-vis con gli studenti, pronti a confrontarsi con loro, a raccontare le loro esperienze dirette nelle situazioni più tragiche che la nostra storia nazionale ha vissuto (molto volontari infatti hanno partecipato ai soccorsi dell’Aquila terremotata ed in varie alluvioni) e pronti a rispondere anche alle domande dei più curiosi.

Il progetto-scuola per questo 2010-2011 non è certo una novità per i ragazzi e per la Protezione Civile di Brescia; infatti esso trae spunto dagli ottimi risultati riscontrati negli anni passati e tenta di riproporre la stessa formula. Gli incontri saranno sia teorici che pratici e cercheranno di comunicare con i ragazzi attraverso alcuni momenti ludici.

Secondo Giovanmaria Tognazzi, dirigente della Protezione Civile locale, “Con il mondo delle scuole abbiamo trovato un terreno fertile, in futuro il nostro obiettivo è di estendere questi incontri anche alle altre strutture di protezione civile, come i Vigili del fuoco, il soccorso alpino, il 118”.

Adro, i banchi di prova

bancoscuolaadro.JPGLa “questione Adro” sembra essere ben lontana dal trovare una soluzione definitiva. Prima si fanno passi in una direzione, poi nell’altra e nessuno sembra vedere la luce in fondo al tunnel.

I soli delle alpi continuano a rimanere lì al loro posto; il sindaco Lancini prosegue nella sua linea dura del “mi hanno votato quindi posso tutto”, variante bresciana del “faso tuto mì” veneto; il ministro Gelmini interviene una sola volta sminuendo il fatto a folcklore ma chiedendo comunque che i simboli vengano rimossi; il ministro Bossi dichiara che secondo lui un simbolo solo bastava (ma non ha detto cosa fare ora che i simboli sono molti di più); sempre Lancini rinvia il Consiglio Comunale per la presenza di giornalisti in sala ed annuncia che quello successivo avverrà a porte chiuse, manco si dovesse discutere di segreti di Stato o di questioni sue private.

Finalmente uno squarcio di luce: il Capo dello Stato fa (in ritardo) ciò che gli compete, ossia essere il garante della Costituzione ed il rappresentante dell’unità (!) nazionale. Risponde con una lettera inviata dal suo segretario Marra ai genitori adrensi che lo avevano interpellato, ma poi inspiegabilmente si tira indietro smorzando la portata della sua missiva. Evidentemente non vuole assumersi la responsabilità (anche mediatica) di essere l’arteficie principe della rimozione di quei soli delle alpi.

Nel frattempo l’aria ad Adro diventa di giorno in giorni più pesante. I cittadini stanno su due barricate. Il simbolo che secondo la Giunta doveva simboleggiare l’antica unione della comunità di Adro la sta invece letteralmente spaccando. Chi prima era semplicemente un vicino di casa, conosciuto di vista e comunque rispettato, ora, magari perchè ha una visione differente sull’operato o sulla persona di Lancini passa alternativamente come il troglodita leghista (come se tutti i leghisti fossero trogloditi) o come il comunista fannullone (come se una cosa implicasse l’altra ad ogni costo). Sta di fatto che la tranquilla vita che la cittadina franciacortina vantava fino a qualche anno fà diventa sempre più un miraggio. Come la speranza di vivere in un paese normale.

Adro, provincia di Stalingrado

scuola adro lega.JPGPensate ad un paese dell’Emilia anni ’70 in cui su ogni panchina c’è la falce e il martello, ogni nastro per l’inaugurazione è sempre è solo rosso, le istituzioni chiamate alle medesime inaugurazione arrivano dal blocco sovietico. Ora immaginate che in quel paese si inauguri una nuova scuola elementare e che questa scuola venga intitolata a Karl Marx, che su ogni banco siano incise falce e martello, e che gli stessi simboli si trovino riprodotti sulle pareti e sul tetto della stessa scuola, in rosso ovviamente. Che effetto vi fa?

Ora fate un salto in avanti di quasi 40 anni, venite in Franciacorta, sostituite al rosso sovieto il verde leghista, alla falce e martello il sole delle alpi e all’intitolazione a Marx quella a Miglio. Benvenuti, siete ad Adro, paesotto come tanti nell’ovest bresciano.

Qui la scuola elementare, anche se pubblica, è di parte. Una sola parte, scelta arbitrariamente da una passeggera Giunta, destinata a restare di anno in anno in bella vista per tutti i bambini. L’inaugurazione del nuovo polo scolastico adrense ha già attirato su di sè l’attenzione dei media nazionali perchè il Sindaco Lancini, l’integerrimo primo cittadino fino a pochi mesi fa pronto a lasciare a bocca asciutta (e pancia vuota) i bambini rei di essere figli di chi non pagava il servizio mensa, ha timbrato ogni angolo possibile della nuova scuola con il simbolo leghista del sole delle alpi.

A scanso di equivoci, tengo subito a precisare che il nuovo plesso scolastico, almeno a prima vista, sembra ben fatto e valido dal punto di vista tecnico. La cosa che più mi ha fatto pensare però è la copiosità quasi morbosa di mostrare soli delle alpi ovunque: su ogni banco, sulle vetrate, sui cestini dello sporco, sugli zerbini all’ingresso e persino sul tetto. Persino l’intitolazione della scuola a Miglio, costituzionalista-ideatore del federalismo padano, fa pensare.

Il polo scolastico ha comportato un costo pari a zero euro per le casse comunali, dicono; dal patrimonio del Comune è infatti uscita la vecchia scuola, ceduta ad una ditta privata che la trasformerà in appartamenti ed è entrato il nuovo polo scolastico, costruito dalla medesima ditta. Una sorta di “do ut des” con costo monetario immediato pari a zero appunto, ma che importa comunque per il Comune un costo in termini di consumo del territorio e di servizi che dovranno essere garantiti nei prossimi anni a chi si trasferirà negli appartamenti della ex scuola.

Ma il vero dato che più mi preoccupa, oltre all’ossessione di “marcare il territorio” (a Adro persino le panchine nella piazza del paese hanno il sole delle alpi), è la totale irrispettosità del fatto che quel luogo sia destinato a dei bambini in tenera età. Mi sembra impossibile credere che anzichè salvaguardali li si usi per beceri fini elettoral-propagandistici.

L’altro dato che mi preoccupa è la totale assenza di levate di scudi in paese: ad un gesto del genere, da “cel’hodurismo” della prima ora, la popolazione è avvezza e, quando non compiacente, è rassegnata e si limità tutt’al più ad identificare il gesto con l’ennesima bravata da paesanotto. Non sembra accorgersi che si tratta dell’ennesimo piccolo gesto volto a istituzionalizzare e normalizzare gesti inconsulti e quantomai squallidi.

Due studenti bresciani su cinque prediligono il liceo

old_books.jpgSe la si volesse rendere semplice si potrebbe dire così: 2 studenti bresciani su 5 vogliono studiare a lungo; altrettanti cercano una formazione “tecnica”, ed uno su cinque vuole una formazione professionale. Queste sono infatti le percentuali che risultano da alcune proiezioni su quelle che dovrebbero essere con qualche approssimazione che, si sa, non manca mai, per quanto riguarda le scelte dei quattordicenni bresciani per ciò che sarà il loro futuro scolastico.

Volendo però approfondire un pò di più questi dati si possono scoprire cose assai interessanti. Buona parte di quel 40% che si è iscritto per ora agli istituti tecnici predilige una formazione legata al “marketing”, preferenziando quella che una volta era la vecchia “ragioneria”. Un buon risultato come numero di iscritti è anche quello di coloro che si apprestano a frequentare istituti a forte vocazione di lingue straniere.

Anche nel mondo dei licei le sorprese non mancano. Qui a farla nettamente da padrone è il liceo scientifico che supera abbondantemente il 50% delle preferenze “liceali”. Il liceo classico e quello artistico sono appaiati in settori per così dire “di nicchia” e decisamente minoritari.

Gli studenti che il prossimo anno frequenteranno istituti pubblici sarano il 70% del totale; quelli che invece varcheranno la soglia d’ingresso di istituti paritari saranno poco meno del 5% (il restante è la percentuale di coloro che frequenteranno corsi professionali organizzati dalla Regione o da centri convenzionati).

Il 13% dei futuri neostudenti avrà origini non Italiane. Qui però le percentuali di spartizione dei ragazzi sono assai diverse poichè ben uno studente su 3 si dedicherà alla formazione professionale, snobbando istituti tecnici e licei.

Il futuro, la formazione, la scuola ed il lavoro: “Mestieri in piazza”

formazione.gifVenerdì e sabato prossimi (26 e 27 febbraio) la centralissima Piazza Duomo sarà la cornice non tanto di qualche attrazione turistica e di qualche evento mondano, ma di qualcosa di molto più utile specialmente per i giovani ed i giovanissimi.

Si tratta di “mestieri in piazza”, una specie di piccolo salone dedicato interamente alla formazione professionale, organizzato dalla Loggia in collaborazione con la Circoscrizione Centro, la Provincia, Fiera di Brescia ed i Centri di formazione professionale.

Una tendo-struttura ospiterà infatti tutti i centri di formazione professionale cittadini e permetterà loro di mostrare le proprie capacità di insegnamento, i propri laboratori ed i propri professori. naturalmente sono previsti anche momenti di confronto con studenti attuali di questi centri ed anche ex studenti che grazie agli insegnamenti ricevuti sono riusciti a farsi largo nel mondo del lavoro e ad essere oggi protagonisti di realtà affermate e solide.

Sebbene gli utenti più frequenti dell’esposizione saranno i giovani che sono alle prese con la difficile scelta della scuola secondaria, un’occhio di riguardo è stato previsto anche per quei soggetti non più esattamente giovani che, colpiti da una congiuntura non esattamente favorevole in campo lavorativo, ora hanno deciso di investire nella propria formazione professionale.

Gli stand apriranno venerdì alle ore 11 e per la stessa giornata chiuderanno i battenti alle 18. Continueranno poi nella giornata seguente dalle 9 alle 18.