Marracash al PalaEIB

marracash.jpgDi lui si è sempre discusso molto. Da qualche giorno gira ad esempio voce di un suo presunto flirt con nientepopodimenoche Elisabetta Canalis. Mica pizza e fichi.

Di sicuro però, piaccia oppure meno, Marracash (all’anagrafe Fabio bartolo Rizzo) è uno dei più noti esempi del mondo rap/hip hop italiano degli anni 2000, assieme a Fabri Fibra, Club Dogo e molti altri.

Un genere che ha ripreso vigore dopo qualche anno di calma e che oggi, seppur diverso da quello delle origini americane ed anche italiane, è decisamente in voga specialmente tra i più giovani.

Tornando a Marracash, il rapper milanese della Dogo gang si esibirà a Brescia il prossimo 20 ottobre presso il PalaEIB (Fiera di Brescia, appena fuori dal casello di Brescia Ovest).

Quella bresciana è fra l’altro anche la prima tappa ufficiale del suo “Giusto un giro tour 2012”, dopo la “data zero” di questa sera in terra piacentina.

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Rime dalla bassa con Italian Farmer

hip hop.jpgSembra essere il fenomeno musicale “made in Brescia” dell’ultimo periodo. Si tratta di Italian Farmer, duo rap che arriva direttamente dalla bassa bresciana, zona Manerbio, e che sta iniziando a spopolare un pò in tutta la provincia.

Hanno entrambi meno di trent’anni ma dal sound che sanno già proporre si capisce che questi non sono certo i primi passi che muovono nell’ambiente hip hop. Dellino e Rino però non declinano il rap nel suo stile classico, parlando di donne, rivalità tra bande, sangue e sesso in varie salse. Loro hanno uno stile tutto particolare, casereccio. Anzi, come loro stesso lo definiscono, il loro genere è il “rap rurale”.

Gli argomenti qui, rigorosamente trattati in dialetto bresciano, sono il deridere i proprietari di “machinù” (lett. macchinoni, stile Hummer) definiti edicole ambulanti, il salame che piace sopratutto quando è a fette grosse “tipo bistecca”, la polenta di cui, assicurano, non restano mai senza a casa.

Detto così sembra che si tratti di un gruppo più che altro folkloristico e di costume locale. Chi si sofferma però ad ascoltare davvero i testi capisce che alla base c’è una sottile critica sociale che passa per lo smantellare quelli che oggigiorno sembrano essere i “valori comuni” della società e con il ridare dignità a cose che la tradizione contadina ha tramandato per secoli: le scarpe si cambiano quando sono rotte, anche se non sono di marca, perchè l’importante è che ti tengano in piedi. La macchina ti deve portare in giro, e non è necessario avere il gippone, basta una vecchia 206. Insomma, come dice una delle loro hit, “La me storia l’è diversa, me so mia compagn de te” (lett. la mia storia è diversa, io non sono come te).