Adro, a teatro per omaggiare Shakespeare

shakespeare.jpgOgni tanto capitano le botte di fortuna. La settimana scorsa mi stavo per perdere uno spettacolo in quel di Adro, piena Franciacorta. Poi però è arrivata la neve e lo spettacolo è stato rimandato.

La nuova data in programma è quella di martedì 18 dicembre, e questa volta potrò esserci. Fortuna sfacciata per me.

Di che spettacolo si tratta? Il titolo è “Possiamo avere tutti un sogno solo”. Così a primo impatto, sa di qualcosa di conosciuto, ma non sembra ricollegabile a nulla.

Poi scopri che si tratta di un racconto teatrale tratto dalla magnifica opera di Shakespeare “Sogno di una notte di mezza estate”.

Tutto torna più chiaro. Senza la presunzione di voler essere una reinterpretazione di uno dei testi più belli del mostro sacro del teatro mondiale, la piece vuole piuttosto essere un modesto omaggio. Un volo pindarico che parte da un bellissimo pilastro del teatro.

L’ingresso è libero ( e di questi tempi non fa certo male), i testi sono di Roberto Guarneri, che ha curato insieme a Vlaeria Lotta anche la regia. Un bel modo per un martedì sera prenatalizio.

Ah, non vi ho detto dove? Ad Adro, auditorium Puccini. Inizio ore 20:45. Ora non avete più scuse.

Adro, ancora bambini senza mensa?

mensa.jpgSono passati quasi 3 anni dall’episodio che fece salire alla ribalta della cronaca la piccola cittadina di Adro, in piena Franciacorta, con tutta una serie di bambini che all’epoca rischiavano di restare senza il servizio mensa.

Quella situazione venne allora risolta grazie all’intervento di Silvano Lancini che, sua sponte, saldò gli arretrati (qualche migliaio di Euro).Il gesto gli portò addirittura il titolo di Cavaliere della Repubblica.

Da allora e per i quasi 3 anni a venire la crisi economica non è migliorata e le famiglie che non riuscivano a far fronte alle richieste di pagamento del servizio mensa ci sono sempre state. I loro debiti con le casse comunali sono stati sempre saldati in questi 3 anni da altri anonimi benefattori, segno che un briciolo di umanità esiste ancora.

Tra settembre ed ottobre di quest’anno sono 9 le famiglie che si sono rese morose con il Comune. L’importo? Piuttosto misero: 79€ a famiglia. Questa volta però i benefattori hanno deciso di dire basta. Non perchè abbiano deciso di non proseguire nell’aiuto economico, ma perchè si sono detti stanchi di supplire di tasca propria alle mancanze dell’amministrazione comunale.

Proprio la stessa amministrazione che dice di non voler salvaguardare i comportamenti “dei furbi”. A contrattaccare però sul punto è il Pd cittadino che al Sindaco Oscar Lancini (omonimo ma non parente del primo benefattore) ha fatto notare che non si tratta di furbi ma di famiglie di cittadini stranieri da anni regolari in Italia e che, a causa della congiuntura economica, hanno perso il lavoro.

Il “problema mensa” sarebbe peraltro risolvibile con una spesa annua tutto sommato contenuta da parte del Comune: circa 6.000€. Mi chiedo e vi chiedo: possibile che una cittadina come quella di Adro, dove tutti si conoscono ed i furbi sono facilmente individuabili se esistenti, non riesca a metter da parte una somma così bassa per aiutare famiglie bisognose e sopratutto i rispettivi bambini mentre si può permettere ad esempio spese assai più ingenti per la costruzione di una nuova area feste con tanto di Soli delle Alpi (guai se mancassero)? E se a perdere il lavoro e a non potersi più permettere il servizio mensa fosse Mario Rubagotti (nome inventato), muratore bresciano doc?

E se il “buco” da 6.000€ annui va perseguito con così tanta fermezza, come andrebbe allora perseguita ad esempio la stessa Giunta del Sindaco Lancini condannata pochi mesi fa dalla Corte dei Conti ad un risarcimento di 26.000€ per la famosa questione dei Soli delle Alpi sulla scuola pubblica?

Non si può certo dire che il Sindaco Lancini difetti di capacità provocatoria nelle scelte amministrative. Per il buonsenso il discorso forse è diverso.

Adro, i banchi di prova

bancoscuolaadro.JPGLa “questione Adro” sembra essere ben lontana dal trovare una soluzione definitiva. Prima si fanno passi in una direzione, poi nell’altra e nessuno sembra vedere la luce in fondo al tunnel.

I soli delle alpi continuano a rimanere lì al loro posto; il sindaco Lancini prosegue nella sua linea dura del “mi hanno votato quindi posso tutto”, variante bresciana del “faso tuto mì” veneto; il ministro Gelmini interviene una sola volta sminuendo il fatto a folcklore ma chiedendo comunque che i simboli vengano rimossi; il ministro Bossi dichiara che secondo lui un simbolo solo bastava (ma non ha detto cosa fare ora che i simboli sono molti di più); sempre Lancini rinvia il Consiglio Comunale per la presenza di giornalisti in sala ed annuncia che quello successivo avverrà a porte chiuse, manco si dovesse discutere di segreti di Stato o di questioni sue private.

Finalmente uno squarcio di luce: il Capo dello Stato fa (in ritardo) ciò che gli compete, ossia essere il garante della Costituzione ed il rappresentante dell’unità (!) nazionale. Risponde con una lettera inviata dal suo segretario Marra ai genitori adrensi che lo avevano interpellato, ma poi inspiegabilmente si tira indietro smorzando la portata della sua missiva. Evidentemente non vuole assumersi la responsabilità (anche mediatica) di essere l’arteficie principe della rimozione di quei soli delle alpi.

Nel frattempo l’aria ad Adro diventa di giorno in giorni più pesante. I cittadini stanno su due barricate. Il simbolo che secondo la Giunta doveva simboleggiare l’antica unione della comunità di Adro la sta invece letteralmente spaccando. Chi prima era semplicemente un vicino di casa, conosciuto di vista e comunque rispettato, ora, magari perchè ha una visione differente sull’operato o sulla persona di Lancini passa alternativamente come il troglodita leghista (come se tutti i leghisti fossero trogloditi) o come il comunista fannullone (come se una cosa implicasse l’altra ad ogni costo). Sta di fatto che la tranquilla vita che la cittadina franciacortina vantava fino a qualche anno fà diventa sempre più un miraggio. Come la speranza di vivere in un paese normale.

Adro, provincia di Stalingrado

scuola adro lega.JPGPensate ad un paese dell’Emilia anni ’70 in cui su ogni panchina c’è la falce e il martello, ogni nastro per l’inaugurazione è sempre è solo rosso, le istituzioni chiamate alle medesime inaugurazione arrivano dal blocco sovietico. Ora immaginate che in quel paese si inauguri una nuova scuola elementare e che questa scuola venga intitolata a Karl Marx, che su ogni banco siano incise falce e martello, e che gli stessi simboli si trovino riprodotti sulle pareti e sul tetto della stessa scuola, in rosso ovviamente. Che effetto vi fa?

Ora fate un salto in avanti di quasi 40 anni, venite in Franciacorta, sostituite al rosso sovieto il verde leghista, alla falce e martello il sole delle alpi e all’intitolazione a Marx quella a Miglio. Benvenuti, siete ad Adro, paesotto come tanti nell’ovest bresciano.

Qui la scuola elementare, anche se pubblica, è di parte. Una sola parte, scelta arbitrariamente da una passeggera Giunta, destinata a restare di anno in anno in bella vista per tutti i bambini. L’inaugurazione del nuovo polo scolastico adrense ha già attirato su di sè l’attenzione dei media nazionali perchè il Sindaco Lancini, l’integerrimo primo cittadino fino a pochi mesi fa pronto a lasciare a bocca asciutta (e pancia vuota) i bambini rei di essere figli di chi non pagava il servizio mensa, ha timbrato ogni angolo possibile della nuova scuola con il simbolo leghista del sole delle alpi.

A scanso di equivoci, tengo subito a precisare che il nuovo plesso scolastico, almeno a prima vista, sembra ben fatto e valido dal punto di vista tecnico. La cosa che più mi ha fatto pensare però è la copiosità quasi morbosa di mostrare soli delle alpi ovunque: su ogni banco, sulle vetrate, sui cestini dello sporco, sugli zerbini all’ingresso e persino sul tetto. Persino l’intitolazione della scuola a Miglio, costituzionalista-ideatore del federalismo padano, fa pensare.

Il polo scolastico ha comportato un costo pari a zero euro per le casse comunali, dicono; dal patrimonio del Comune è infatti uscita la vecchia scuola, ceduta ad una ditta privata che la trasformerà in appartamenti ed è entrato il nuovo polo scolastico, costruito dalla medesima ditta. Una sorta di “do ut des” con costo monetario immediato pari a zero appunto, ma che importa comunque per il Comune un costo in termini di consumo del territorio e di servizi che dovranno essere garantiti nei prossimi anni a chi si trasferirà negli appartamenti della ex scuola.

Ma il vero dato che più mi preoccupa, oltre all’ossessione di “marcare il territorio” (a Adro persino le panchine nella piazza del paese hanno il sole delle alpi), è la totale irrispettosità del fatto che quel luogo sia destinato a dei bambini in tenera età. Mi sembra impossibile credere che anzichè salvaguardali li si usi per beceri fini elettoral-propagandistici.

L’altro dato che mi preoccupa è la totale assenza di levate di scudi in paese: ad un gesto del genere, da “cel’hodurismo” della prima ora, la popolazione è avvezza e, quando non compiacente, è rassegnata e si limità tutt’al più ad identificare il gesto con l’ennesima bravata da paesanotto. Non sembra accorgersi che si tratta dell’ennesimo piccolo gesto volto a istituzionalizzare e normalizzare gesti inconsulti e quantomai squallidi.

Beneficienza, uguaglianza e furbetti nella provincia bresciana

mensa.JPGDa qualche settimana sulle cronache nazionali tiene banco il “caso Adro”, dove il sindaco leghista Lancini si sta battendo contro le famiglie che non pagano la mensa scolastica dei propri figli. Il primo cittadino di questo piccolo paese franciacortino a circa una ventina di km ad ovest di Brescia, dopo aver constatato che diverse famiglie risultavano morose di alcune rate della mensa scolastica dei propri figli, con incremento significativo a partire dai primi mesi del 2010, ha deciso di far recapitare a ciascuna famiglia una lettera dove si invitavano le famiglie a saldare il debito, altrimenti i figli non sarebbero più sttai accettati alla mensa.

Tanto tuonò che piovve. A salvare il nutrito gruppetto di bambini di scuola materna ed elementari è intervenuto un anonimo imprenditore adrense che, con un bonifico di 10mila Euro, ha appianato tutti i debiti e si è anche detto disposto ad accollarsi tutte le rate che risluteranno non pagate da qui fino alla fine dell’anno scolastico. Il benefattore però non si è limitato all’esborso monetario ma anche invece deciso di fare sapere come la pensa con una lettera resa pubblica. In soldoni il suo ragionamento è: nella quarantina di famiglie morose ci saranno pure alcuni “furbetti” che non pagano pur avendo tutti i mezzi necessari, ma è altrettanto vero che ci sono numerose famiglie di immigrati o di italiani in crisi economica i cui figli non devono essere considerati e trattati come studenti di serie B. Qualcuno di quei bambini probabilmente in futuro sarà un medico, un ingegnere o un’insegnante e già solo questo è sufficiente per il generoso imprenditore per giustificare un esborso in prima persona di 10mila Euro.

Nella lettera, oltre all’ovvio attacco lanciato al primo cittadino, l’imprenditore ha anche sottolineato la mancanza di una presa di posizione da parte dei vertici ecclesiastici della cittadina franciacortina, accusati di barattare l’abbandono del sostegno ai più poveri in cambio del sostegno a non meglio identificate “radici cristiane”.

Sta di fatto che la piccola cittadina è da qualche giorno in subbuglio, tra chi sostiene la linea “dura e senza sconti” del sindaco e chi invece apprezza l’interevento ed il ragionamento solidaristico dell’imprenditore-benefattore.