Brescia al voto

voto.jpgCome in tutta Italia anche Brescia è in piena fase elettorale. Dopo ieri, anche oggi fino alle 15 sarà possibile per tutti i bresciani recarsi ai seggi e dare il proprio voto.

I primi dati sull’affluenza di ieri danno conto di un popolo, quello bresciano, che si sta disaffezionando alla politica ed al voto.

Prevedibile, se si pensa ad una comune percezione della politica e dei politici come soggetti molto bravi a promettere e molto meno a mantenere, sempre litigiosi e spesso beneficiari (anche illecitamente) di ingenti somme.

I bresciani sono chiamati al rinnovo sia di Camera e Senato ma anche del Consiglio Regionale e del Presidente della Regione Lombardia.

Personalmente sono già andato ieri a votare. In tutto 3 voti, di cui solo 1 pienamente convinto (quello per la regione) perchè ho avuto la fortunata possibilità di conoscere personalmente una persona candidata per cui sarei pronto a mettere la mano sul fuoco.

Per il resto ho votato con qualche narice otturata, ma la situazione italiana non è forse mai stata così al limite come ora. E pensando a chi ci ha messo in questa situazione, mi sono sentito di dire (un pò in controtendenza) che “non sono tutti uguali”. C’è qualcuno meno uguale degli altri, con carichi di responsabilità ben maggiori, anche se con campagne elettorali di questo tipo sembra che alcuni vogliano farsi passare per i verginelli della fonte.

E voi invece? Cosa pensate di queste elezioni?

Dov’è finita la Giustizia?

giustiziaxpaolo.jpgQuesta settimana la comincio con un sapore amaro in bocca. Ho ancora in mente ciò che venerdì pomeriggio ha sentenziato il Tribunale di Verona.

Nulla di inconsueto, a dire la verità: una sentenza di assoluzione. Per insufficienza di prove. Il problema è in che cntesto è maturata questa sentenza.

Nel 2005 un ultras del Brescia va in trasferta a Verona. Al termine della partita (tranquilla, nonostante i rapporti tra le tifoserie siano difficili, com’è noto) Paolo Scaroni (questo il nome del ragazzo) si trova in stazione dove attende la ripartenza del treno che lo riporterà a Brescia.

Ci sono dei ritardatari da aspettare, quindi c’è tempo per un caffè al bar. All’uscita il povero Paolo si trova, suo malgrado e senza che ne sappia nulla, caricato da agenti della celere di Bologna. Manganellate indirizzate quasi solo alla testa, con Paolo che cerca perfino di nascondersi sotto ad treno. Senza riuscirci.

L’esito è raccapricciante: Paolo è in coma. Alla fine, per sola fortuna, non muore, ma la vita non sarà più la stessa per lui. Gli viene riconosciuta un’invalidità del 100%.

Per questa barbarie (vorrei usare un termine migliore, ma non riesco a trovarlo) finiscono alla sbarra 8 agenti. Che ora sono stati assolti in primo grado. Paolo, secondo lo Stato, è rimasto invalido al 100% per colpa di nessuno.

Ieri nel tribunale scaligero Paolo era accompagnato da familiari e amici. Ma c’erano anche centinaia di ultras da tutta italia e anche da fuori. Non solo di squadre di calcio. Perfino gli acerrimi nemici dell’Atalanta. Tutti uniti alla ricerca di una verità difficile da ammettere, di una Giustizia difficile da ottenere.

Alla lettura della sentenza ci si sarebbe potuto aspettare il putiferio. Invece nulla. Forza dell’ordine allertate inutilmente. Solo il padre di Paolo, comprensibilmente, si è lasciato scappare un grido “Vergogna”.Paolo invece è scoppiato in lacrime.

Il padre, gli amici, i parenti e tutti gli ultras hanno dimostrato una dignità e una forza d’animo non comune. Paolo ha dimostrato coraggio e caparbietà.  Lo Stato ha dimostrato non solo di non essere in grado di rispettare i principi che esso stesso pretende di far rispettare ai suoi cittadini, ma non ha dimostrato nemmeno di essere capace di ammettere che qualcuno al proprio interno sbagli, di individuarlo e di punirlo.

La vicenda non è finita, ci sarà il grado d’appello. ma l’inizio non è stato promettente. Io non sono fra quelli che avrebbe voluto la condanna ad ogni costo degli 8 agenti alla sbarra. Se non fossero stati effettivamente loro?

Vorrei invece che questa vicenda (come molte altre) fosse d’esempio e di monito per il futuro. Dobbiamo trovare un modo per far sì che quando qualche appartenente alle forze dell’ordine commette gesti così beceri e meschini sia individuabile nel giro di 30 secondi. In modo tale che nei 30 secondi successivi lo si possa già mettere fuori da qualunque arma, additato come il peggior criminale, ben più pericoloso ad esempio di qualnque borseggiatore o spacciatore.

Ecco perchè spero che anche in Italia, come succede in molti paesi del mondo cosiddetto “civile”, agli agenti (specialmente quelli che agiscono in situazioni “di confine”) venga assegnato un bel numerone, scritto bianco su nero, visibile da tutti sia sul petto che sulla schiena.

Se non ci fosse nulla da nascondere in ciò che si fa non ci dovrebbero essere problemi per nessuno. Anzi, mi piacerebbe vedere gruppi degli stessi agenti richiedere con forza questa soluzione. Io, fossi in loro, non vorrei mai essere confuso con certa gentaglia.

La Giustizia in questa vicenda è ancora lontana dal vedere la luce, e forse mai la vedrà. Al contempo la vita di Paolo e di chi gli sta vicino è inevitabilmente rovinata. Là fuori poi ci sono alcuni agenti (5,6,7 o di più) che continuano a portare una divisa che non meritano, a percepire uno stipendio (pagato da noi) che dovrebbero restituire fino all’ultimo centesimo e che, dopo la giornata di ieri, si sentiranno forse più invincibili di prima e torneranno, forse, a rovinare la vita ad altra gente.

Come fate a continuare a fidarvi ciecamente quando chiedete giustizia? Come fate a non avere anche voi l’amaro in bocca?

Brescia sotto la neve. Bella, ma che disagi…

neve.jpgLa neve è iniziata a cadere, dolce, a partire da ieri sera attorno alle 10:30. Io sono uno di quelli che crede sia sempre bello osservarla scendere da dietro una finestra.

Tutto magico, tutto poetico. Poi però arriva il momento in cui bisogna uscire di casa per andare al lavoro o per svolgere le normali attività quotidiane. E qui arrivano i problemi.

La bella neve era annunciata da svariati giorni (almeno 4-5) ma la prevenzione, in città come altrove, è stata pressochè nulla.

Saranno i periodi di magra per le casse comunali che faticano forse a potersi permettere spazzaneve e spargisale in azione a sufficienza?

Che sia quello il motivo, o che siano altri, girare a piedi per Brescia da questa mattina è un’impresa ardua e pericolosa.

Mi è infatti appena capitato di vedere, in via Lattanzio Gambara, esattamente sul retro della sede del Giornale di Brescia ed a pochi metri dall’ingresso del Palagiustizia, due signore, una sui 45 e l’altra di circa 10 anni in più, finire a gambe all’aria a 10 metri l’una dall’altra ed a 5 secondo di distanza.

Su due marciapiedi (uno per lato della strada) non ce n’era uno praticabile. In nessun punto dei circa 200 metri (almeno) di lunghezza complessiva. In una strada particolarmente frequentata peraltro.

Indecente, se non vogliamo ritenerci paese da secondo/terzo mondo.

Una casa a Brescia per un’idea giovane. Ma è un affare?

casa.jpgOggi mi sono svegliato un pò polemico. Mi sono messo come al solito a leggere un pò svogliatamente a colazione qualche notizia on line. Mi scappa l’occhio su un bando dedicato a ragazzi tra i 18 e di 30.

In soldoni si tratta di uno scambio: io (ragazzo) do a te (ente pubblico comunale) un’ottima idea partecipando al bando “Fareabitare” e presentando (entro il 30 settembre) un progetto in ambito sociale, culturale, ambientale o artistico ed in cambio, se risulto essere tra i migliori, ottengo un’abitazione a Brescia a prezzo calmierato.

Fin qui nulla di strano nè tantomeno nulla di male. Anzi, ben venga un pochino di creatività giovanile rispetto alle soluzioni trite e ritrite, ascoltate mille volte, che spesso la politica tenta di ripetere quasi senza nemmeno più crederci per davvero.

Poi però mi sono chiesto, ma di che abitazioni si tratta? Proseguendo nella lettura ho scoperto che le “regge” sono un monolocale da 40mq e un bilocale da 70mq. Nella prima ci si starà in 2, nella seconda in 4. Piuttosto strettini quindi.

Ma la vera chicca è il costo. In tutti questi casi i fortunati vincitori del concorso dovranno sborsare “solo” 140€ a testa più le spese. In pratica il monolocale frutterà la pochezza di 280€ ed il bilocale 560€, cui aggiungere le spese ovviamente.

Sbaglierò, ma a me i prezzi sembrano assolutamente in linea con quelli di mercato (il bilocale mi sembra pure caruccio), ancor più se si pensa che i vincitori del bando dovranno anche dedicare parte del proprio tempo al progetto presentato. Mi sa che l’assessorato alle politiche giovanili ragiona con prezzi “da adulti”. Se si fosse trattato di 50€ a testa più le spese avrebbe avuto senso, ma così francamente non ci vedo un gran guadagno. Almeno per i ragazzi.

Meno di 3 minuti per l’amore a Brescia

love.jpgUna recente pubblicità cantava “5 minuti solo 5 vedrai…”. Nella realtà il tempo pensato per far scattare il colpo di fulmine è ancora meno: 200 secondi, meno di 3 minuti e mezzo.

La moda dello “speed date” è arrivata (ahimè) anche a Brescia. Un’americanata, come si dice dalle nostre parti. Una raffica di incontri seriali (appunto perchè pensati in serie), e quantomai preparati. Ben poco di spontaneo nell’approccio. Ben poco di spontaneo (se non addirittura di vero) nelle fugacissime parole che ci si può scambiare.

Non mi sembra un gran modo di iniziare a conoscere una persona nella speranza magari che sia la metà della mela per tutta una vita.

A qualcuno però piace questo tipo di approccio. Forse è in grado di far superare, volenti o nolenti, la timidezza.

Guardando al numero dei partecipanti agli speed date organizzati dal caffè della Stampa di Piazza Loggia si direbbe che il target del frequentaroe medio degli speed date sia compreso tra i 28 ed i 45 anni. Sintomo forse di una generazione molto dedita al lavoro e poco ai rapporti personali, che si autoimprigiona in schemi rigidi di tempo anche quando fa qualcosa che le lancette dell’orologio le rifuggirebbe se potesse.

Però si sa, il tempo è considerato denaro e la scintilla deve scoccare per entrambi in meno di 3 minuti e mezzo. Meno del tempo che impieghiamo per una sigaretta. E se non dovesse scattare? Potremo consolarci pensando che dopotutto non ci è costato molto quel tempo. Magra consolazione.

Saldi al via. Brescia si riempie

saldi.jpgAll’inizio questa mattina non ci avevo pensato. Ed il primo impatto, girando per lavoro per il centro, è stato questo pensiero: “Ma sono ancora tutti in ferie e sto lavorando solo io?”.

Poi un lampo ed ho capito. I saldi! Certo, non sono nato donna, quindi la dimenticanza ci poteva stare.

E’ stato veramente bello però rivedere il centro città così pieno di gente. E’ una cosa che a Brescia non si vede spesso, se non in occasioni o circostanze particolari.

Personalmente avrei preferito che il centro si fosse riempito per qualcosa di più nobile o, perlomeno, che il viavai di gente fosse dovuto alle normali incombenze quotidiane. Ma non si può avere tutto, lo ammetto.

Magari qualche commerciante del centro riuscirà a fidelizzare qualche cliente tra quelli che capitati quasi per caso da lui durante questi saldi; poi, cliente dopo cliente, e negozio dopo negozio, il centro potrebbe rivivere o almeno tornare a respirare.

Pensate che bell’immagine. Destinata forse a rimanere un sogno.

Brescia tra tagli, tasse e manovre fiscali

salvadanaio-rotto.jpgTuttal’Italia non sta parlando d’altro, ed è normale, anzi doveroso, che sia così. Poche volte nella storia repubblicana la politica si è concentrata, volente o nolente, sul “succo” tralasciando le sterili beghe.

Ed anche i bresciani non sono da meno. Basta andare al bar a prendere il caffè, dal benzinaio o anche ascoltare i discorsi dei passeggeri sui treni e sugli autobus di ritorno a casa dopo la giornata di lavoro.

Erano anni che non mi capitava di sentire la gente discutere (civilmente!) di politica senza bollarsi a vicenda con epiteti come “berlusconiano”, “comunista” o “padano”. Si parlava di tasse sul lavoro, età pensionabile, grandi ricchezze, banche ed assicurazioni.

Sono rimasto scioccato, lo ammetto. Sarà che tutto sommato non sono poi così vecchio da ricordare di persona la politica ante ’94, ma l’interesse (e ammetto anche lo sconforto) per la manovra del neo Governo mi è sembrato quasi un segno divino.

Non voglio entrare qui nei singoli aspetti di una manovra tanto necessaria quanto migliorabile (sinceramente trovo illogico che il prezzo del carburante aumenti di circa 10 centesimi e che, nella stessa manovra, auto come una Porsche Cayenne turbodiesel da 3.000 cc siano considerate troppo poco potenti per essere assoggettate al cosidetto superbollo); per un giorno ho deciso di godermi quella sorta di rinascita civile dell’attenzione al dialogo vero, che mi è sembrato di cogliere nel bresciano medio. Quello che abita nel trilocale (su cui grava un mutuo), che guida la Grande Punto (pagandola a rate) e che, almeno fino a qualche mese fa, poteva permettersi piccoli sfizi.

Adro, i banchi di prova

bancoscuolaadro.JPGLa “questione Adro” sembra essere ben lontana dal trovare una soluzione definitiva. Prima si fanno passi in una direzione, poi nell’altra e nessuno sembra vedere la luce in fondo al tunnel.

I soli delle alpi continuano a rimanere lì al loro posto; il sindaco Lancini prosegue nella sua linea dura del “mi hanno votato quindi posso tutto”, variante bresciana del “faso tuto mì” veneto; il ministro Gelmini interviene una sola volta sminuendo il fatto a folcklore ma chiedendo comunque che i simboli vengano rimossi; il ministro Bossi dichiara che secondo lui un simbolo solo bastava (ma non ha detto cosa fare ora che i simboli sono molti di più); sempre Lancini rinvia il Consiglio Comunale per la presenza di giornalisti in sala ed annuncia che quello successivo avverrà a porte chiuse, manco si dovesse discutere di segreti di Stato o di questioni sue private.

Finalmente uno squarcio di luce: il Capo dello Stato fa (in ritardo) ciò che gli compete, ossia essere il garante della Costituzione ed il rappresentante dell’unità (!) nazionale. Risponde con una lettera inviata dal suo segretario Marra ai genitori adrensi che lo avevano interpellato, ma poi inspiegabilmente si tira indietro smorzando la portata della sua missiva. Evidentemente non vuole assumersi la responsabilità (anche mediatica) di essere l’arteficie principe della rimozione di quei soli delle alpi.

Nel frattempo l’aria ad Adro diventa di giorno in giorni più pesante. I cittadini stanno su due barricate. Il simbolo che secondo la Giunta doveva simboleggiare l’antica unione della comunità di Adro la sta invece letteralmente spaccando. Chi prima era semplicemente un vicino di casa, conosciuto di vista e comunque rispettato, ora, magari perchè ha una visione differente sull’operato o sulla persona di Lancini passa alternativamente come il troglodita leghista (come se tutti i leghisti fossero trogloditi) o come il comunista fannullone (come se una cosa implicasse l’altra ad ogni costo). Sta di fatto che la tranquilla vita che la cittadina franciacortina vantava fino a qualche anno fà diventa sempre più un miraggio. Come la speranza di vivere in un paese normale.

Beneficienza, uguaglianza e furbetti nella provincia bresciana

mensa.JPGDa qualche settimana sulle cronache nazionali tiene banco il “caso Adro”, dove il sindaco leghista Lancini si sta battendo contro le famiglie che non pagano la mensa scolastica dei propri figli. Il primo cittadino di questo piccolo paese franciacortino a circa una ventina di km ad ovest di Brescia, dopo aver constatato che diverse famiglie risultavano morose di alcune rate della mensa scolastica dei propri figli, con incremento significativo a partire dai primi mesi del 2010, ha deciso di far recapitare a ciascuna famiglia una lettera dove si invitavano le famiglie a saldare il debito, altrimenti i figli non sarebbero più sttai accettati alla mensa.

Tanto tuonò che piovve. A salvare il nutrito gruppetto di bambini di scuola materna ed elementari è intervenuto un anonimo imprenditore adrense che, con un bonifico di 10mila Euro, ha appianato tutti i debiti e si è anche detto disposto ad accollarsi tutte le rate che risluteranno non pagate da qui fino alla fine dell’anno scolastico. Il benefattore però non si è limitato all’esborso monetario ma anche invece deciso di fare sapere come la pensa con una lettera resa pubblica. In soldoni il suo ragionamento è: nella quarantina di famiglie morose ci saranno pure alcuni “furbetti” che non pagano pur avendo tutti i mezzi necessari, ma è altrettanto vero che ci sono numerose famiglie di immigrati o di italiani in crisi economica i cui figli non devono essere considerati e trattati come studenti di serie B. Qualcuno di quei bambini probabilmente in futuro sarà un medico, un ingegnere o un’insegnante e già solo questo è sufficiente per il generoso imprenditore per giustificare un esborso in prima persona di 10mila Euro.

Nella lettera, oltre all’ovvio attacco lanciato al primo cittadino, l’imprenditore ha anche sottolineato la mancanza di una presa di posizione da parte dei vertici ecclesiastici della cittadina franciacortina, accusati di barattare l’abbandono del sostegno ai più poveri in cambio del sostegno a non meglio identificate “radici cristiane”.

Sta di fatto che la piccola cittadina è da qualche giorno in subbuglio, tra chi sostiene la linea “dura e senza sconti” del sindaco e chi invece apprezza l’interevento ed il ragionamento solidaristico dell’imprenditore-benefattore.

La politica usa Brescia per nepotismi personali?

renzo bossi.jpgAnche a Brescia è iniziata la bagarre elettorale in vista dell’importante appuntamento di questa primavera, quando il popolo lombardo sceglierà il suo nuovo Governatore, la Giunta regionale ed il Consiglio per il quinquennio 2010-2015.

Ora però che le candidature per le poltrone dei big sono oramai chiare, con Formigoni che cerca il quarto mandato consecutivo, e con Penati il più probabile degli outsider pronto a contendere il “titolo”, spunta, nel collegio bresciano che dovrà eleggere la sua quota di consiglieri regionali, un cognome che da “big dei big”: Bossi.

Ad una lettura più attenta però si capisce che non si tratta dell’arcinoto Umberto ma di Renzo, il figlio, che lo stesso padre aveva definito più che suo “delfino” una “trota”. Lo stesso Renzo Bossi che era assurto agli onori delle cronache per essere stato bocciato 3 volte di fila alla prova di maturità. Lo stesso che, per le sue bocciature, aveva gridato al complotto nei suoi confronti per divergenze politiche fra lui, deciso sostenitore del partito del padre, ed i professori della commissione e che aveva pertanto preteso che gli fosse dtaa la possibilità di ripetere, solo per lui, la prova di maturità.

Ma se il nome del padre era stata per lui la causa di tanti problemi, sembra ora che i disagi vengano ripianati con la candidtaura di Renzo Bossi in Regione Lombardia, dove magari l’elettore meno esperto si lascerà attrarre da quel cognome e crederà di votare il Senatur, ma si troverà come proprio rappresentate il ragazzetto poco più che ventenne.

Subito dopo l’ufficializzazione della candidatura è partito su facebook il tam-tam di protesta. Sono infatti nati due gruppi che in pochi giorni hanno accorpato circa 5.000 persone al grido di “No a Renzo Bossi in Regione”. A far specie in questo aso sono anche le numerosissisme adesioni anche di esponenti leghisti bresciani che hanno visto come un oltraggio la candidatura di Bossi Junior a discapito di militanti che da anni faticano all’interno del partito e a contatto diretto con la gente di Brescia. Si tratta insomma di una sorta di rivendicazione di federalismo anche qui visto che il concetto di fondo è: “Renzo Bossi si candidi al suo paese, a Varese; a Brescia si candidano i bresciani”.