Festa di Radio Onda d’Urto: ecco i dati per cui non dovrebbe essere spostata da Brescia

afterhours2.jpgTra l’entourage che gravita attorno a Radio Onda d’Urto e la Loggia, in particolare il vicesindaco leghista Rolfi, è guerra aperta oramai da mesi, si sa. Il secondo sembra essersi deciso a non concedere più ai primi alcuno spazio cittadino per organizzare l’oramai più che tradizionale festa estiva (che quest’anno aveva come gruppo di punta gli afterhour qui in foto), che una volta era tenuta nella zona industriale della vecchia motorizzazione civile ed ora invece già da qualche anno si tiene nella periferia bucolica nei pressi di via Serenissima.

Nei giorni scorsi è stata organizzata una conferenza stampa in cui Umberto Gobbi, uno degli organizzatori della festa, ha tirato le somme con dati alla mani di come si è svolta anche quest’anno la festa, smontando in buona sostanza tutte le accuse e le dicerie che hanno animato lo scontro con la Loggia.

Innanzitutto i costi per la pulizia. La Loggia aveva stimato una spesa di circa 6.000€ per i 17 giorni di festa ed aveva preteso 2.600€ di anticipo. L’Aprica, società che si è poi occupata nella realtà dello smaltimento rifiuti e della pulizia, ha quantificato in 1.425€ i costi attribuibili alla festa, ed ha obbligato perciò l’amministrazione comunale a restituire il surplus che già era stato richiesto. L’Aprica peraltro si è anche complimentata con gli organizzatori per l’elevata quantità di raccolta differenziata effettuata all’interno della festa.

Inquinamento acustico. E’ stato calcolato che il livello di decibel della festa è stato mediamente, nell’arco delle oltre 2 settimane, di circa 10 decibel al di sotto del limite massimo consentito. Anche qui insomma poco da dire.

Sorveglianza. Gobbi ha mostrato come nei giorni della festa non vi siano stati episodi di intervento delle forze dell’ordine e di come tutto si sia sempre svolto in modo assolutamente regolare. Perciò, secondo Gobbi, i costi per lo spiegamento delle forze dell’ordine in quelle serate è da addebitare ad una scelta sbagliata da parte dell’amministrazione comunale, di cui perciò non si deve caricare di responsabilità la festa o la radio.

Brescia e provincia: in un anno 34 morti e 22 infortuni sul lavoro

cerotto.jpgI numeri sembrano aprlare piuttosto chiaro. Nel 2008 nella provincia di Brescia il lavoro è costato ancora molto caro in termini di vite umane spezzate o rovinate.

A perdere la vita sono stati infatti in 34, mentre a subire un infortunio (più o meno grave) sono stati 22.597. Mica bruscolini insomma. Analizziamo però un pò questi dati secondo quanto ha reso noto l’Istituto Nazionale per gli Infortuni sul Lavoro.

Innanzitutto rispetto al 2007 si può notare un calo degli incidenti sia mortali (da 36 a 34) che non mortali (da 24.400 a 22.500 circa, il 7% in meno). Si tratta di una sorta di inversione di tendenza rispetto agli anni passati, e per questo va accolta benevolmente; occorre sperare che si continui in questa direzione e che sopratutto che le percentuali di riduzione diventino più significative, sopratutto se si considera che la sola provincia di Brescia conta circa un terzo degli infrtuni che si consumano annualmente in Lombardia.

Altro dato significativo riguarda la nazionalità degli infortunati; è infatti assai elevata la percentuale dei lavoratori stranieri che purtroppo si scontrano con infortuni di vario tipo nell’ambiente lavorativo. Giusto per dare le cifre in Lombardia sui 172 decessi quelli che hanno avuto come protagonisti lavoratori stranieri sono stati 40, circa il 24%; un rapporto ben superiore a quello tra i residenti italiani e residenti stranieri (che si attesta al di sotto del 20%). Le nazionalità più “sfortunate” da questo punto di vista, anche se si tratta di tutt’altro che di fortuna, sono quelle marocchina, rumena ed albanese.

Il Brescia torna a volare. Come un airone.

iachini.jpgUno schiacciante 4 a 1 che sembra far tornare il sereno in casa Brescia. E’ questo il risultato che esce dal sabato pomeriggio in quel del Rigamonti.

La partita per la leonessa si era messa male; con un gol di Ruopolo i bergamaschi dell’Albino Leffe, guidatri da un decano dell panchine come Emiliano Mondonico, erano passati in vantaggio alla metà del primo tempo. Ma prima del riposo ci aveva pensato Baiocco a riportare le cose in parità.

Poi la ripresa. L’airone Caracciolo entra dalla panchina e questo segna la svolta decisiva alla partita. Con una tripletta, cosa che gli mancava da parecchio tempo, la punta bresciana chiude la pratica senza possibilità di appello. Prima un gol su rigore, poi una girata ed infine ancora un ultimo guizzo. 4 a 1 e tutti a casa. Anzi pronti per il recupero di martedì sera, sperando che il risultato sia sempre lo stesso e che i punti da 16 diventino 19 in modo tale da poter agguantare il quarto posto in classifica.

Da segnalare, oltre all’ottima partita di caracciolo anche l’esordio con la maglia delle rondienelle del centrocampista diciasssettenne Paghera, arrivato dal vivaio dello stesso brescia, che ha dimostrato già in questa sua prima partita di avere ottime caratteristiche e di sapersela giocare con altri veterani della serie cadetta. Della serie: se son rose fioriranno. E noi incrociamo le dita.

Nel frattempo un piccolo applauso a Iachini (in una foto di quando allenava il Chievo): l’ingresso di Caracciolo è stata una mossa quantomai azzeccata.

A Brescia i distributori di benzina pagheranno meno la bolletta della luce

distributore.jpgDa un accordo triennale tra Loggia, Asmea e le associazioni di categoria renderà è nata l’idea di abbattere in maniera assai decisa i costi per dell’energia elettrica per l’illuminazione delle piazzole dei distributori.

Gli esercizi interessati sono circa una settantina e, stando a quanto sperato da tutti i firmatari dell’accordo, le norme in esso contenute dovrebbero portare ad un incremento della sicurezza e della vigilanza degli stessi.

Ciascuno degli attori della vicenda dovrà fare la sua parte.Da un lato la Loggia si impegna a mantenere alto il livello d’attenzione ed a continuare sulla strada dei forti controlli (anche preventivi) da parte delle forze dell’ordine nelle aree dei distributori di carburante. Inoltre stanzierà la cifra di 100mila € per sostenere le aziende in questione nell’acquisto di videocamere, impianti di illuminazione e servizi di vigilanza.

L’Asmea si impegna invece a fornire ai proprietari dei distributori in qualità di tramite contratti di favore, con ribassi dal 13 al 15%, per ciò che attiene l’energia elettrica dovuta all’illuminazione nelle ore notturne dalle ore 19 alle 8 di mattina dal lunedì al venerdì, ed in tutte le ore il sabato e la domenica.

Le associazioni di categoria si impegnano invece a fornire elevati standard di sicurezza, anche grazie a puntuali riparazioni degli impianti appositamente danneggiati e a servizi privati di vigilanza notturna.

I proprietari dei piccoli distributori sembrano vedere di buon occhio l’accordo anche perchè una maggiore illuminazione ed i maggiori controlli dovrebbero fungere da deterente ai furti notturni che succedono nelle aree di distribuzione.

Non solo Mille Miglia, anche Brescia Longobarda cerca l’imprimatur dell’Unesco

santa_giulia_chiostro.jpgCon questo post completo il discorso iniziato un paio di giorni orsono sul tentativo da parte degli organizzatori della storica corsa delle Mille Milgia di accaparrarsi per la manifestazione stessa il titolo di patrimonio dell’umanità da parte dell’Unesco.

Approfondendo un pò il discorso sui giornali e su alcuni siti internet ho trovato che la Mille Miglia non è l’unica candidatura bresciana a pendere davanti all’istituzione internazionale che tutela i beni storici, artistici e clturali del globo. Gia da mesi infatti anche il museo di Santa Giulia tutto quell’insieme di altri resti sotrici conosciuti come “Brescia Longobarda” attendono l’ambito titolo di patrimonio dell’umanità. E forse a maggior titolo della corsa della Freccia Rossa.

Per la precisione la candidatura longobarda è in una situazione di stand by, dopo che l’Icomos (International council on momunments and sites), incaricato dall’Unesco di fornire un parere preventivo, ha chiesto agli autori della candidatura un supplemento di informazioni, da far pervenire entro il gennaio 2010. In questo caso tra l’altro la battuta d’arresto alla candidatura è più complessiva e non riguarda solo Brescia, ma anche tutta una serie di comuni che si erano collegati all’interno del circuito di “Italia Langobardorum”, tra cui figurano ad esempio Cividate del Friuli, Spoleto, Campello, Benevento ed altri ancora.

Credo che se il riconoscimento dovesse arrivare per la corsa delle Mille Milgia e non di “Italia Langobardorum” ci sarebbe davvero di che preoccuparsi, specialmente riguardo a quelli che si rivelerebbero come i criteri selettivi scelti dall’Unesco. Però d’altra parte si sa, i circa 10 milioni di Euro che la nomina a patrimonio dell’Umanità si porta dietro fanno gola a tutti.

(immagine tratta da santagiulia.info)

Mille Miglia: forse patrimonio dell’Unesco?

auto d'epoca.jpgAll’inizio, quando ho appreso la notizia, credevo si trattasse di uno scherzo o di una boutade. Poi approfondendo il discorso ho capito che era tutto vero e serio. L’Aci di Brescia ha chiesto ufficialmente all’Unesco, l’ente dell’Onu che si occupa di tutelare i beni culturali del pianeta, di far rientrare la corsa storica delle Mille Miglia all’interno dei patrimoni tutelati.

La proposta è venuta dagli organizzatori della corsa della Freccia Rossa, unitamente all’Aci provinciale (in qualità di proprietario del marchio) e, se si dovesse concretizzare, porterà a Brescia per la seconda volta il prestigioso marchio di “patrimonio dell’umanità”. La prima risale al lontano 1973, quando il riconoscimento venne (giustamente) concesso alle incisioni rupestri della Valcamonica.

La domanda è stata avanzata perchè la Mille Miglia dovrebbe essere considerata un “capolavoro del genio creativo umano”, tale da rappresentare “un cambiamento considerevole culturale in un dato periodo in campo tecnologico” e quindi rispondente ad almeno 3 dei 10 criteri fissati nel regolamento per presentare la domanda.

Io resto piuttosto scettico. La Mille Miglia è un grande evento cittadino, non c’è che dire. Muove moltissima gente e appassionati del genere (me compreso). Però, da spettatore, posso tranquillamente dire che la cosa più bella della corsa è l’esposizione delle auto che la precede; la corsa in sè non attira molto l’attenzione, se non degli opulenti industriali e personaggi di spicco della società “bene” sopratutto italiana a tedesca.

Non lo so, mi sembrerebbe come di chiedere la certificazione dell’Unesco per una rappresentazione in costume di una battaglia medievale. Bell, interessante, evocativa e magari anche ottimamente fatta, ma da a considerarla patrimonio dell’umanità ce ne passa.

Stop alla circolazione a Brescia e in buona parte dell’hinterland per le auto e le moto più inquinanti

smog.jpgE’ scattato giovedì 15 ottobre il divieto di circolazione a Brescia e in molti comuni dell’hinterland cittadino per gli autoveicoli più inquinanti. A stabilirlo è stata la legge 24 del 2006, recepita da un’ordinanza regionale.

A non poter circolare saranno gli autoveicoli alimentati a benzina classificabili come Euro 0, quelli alimentati a gasolio appartenenti alla categoria Euro 2 (e inferiori ovviamente), ed anche i ciclomotori ed i motocicli Euro 0, se mossi da un motore a 2 tempi.

Il divieto di circolare non è però pensato sull’intero arco delle 24 ore giornaliere; infatti esso è limitato ad impedire che sulle strade Lombarde che rientrano nella classificazione “A1” transitino vecchie carrette fumanti solo dal lunedì al venerdì, dalle 7.30 alle 19.30.

Ma le limitazioni alla circolazione per queste auto più inquinanti conoscono comunque molte eccezioni; sono stati infatti esclusi dal divieto di circolazione i  veicoli elettrici, quelli ibridi e multimodali, quelli muniti di impianto, anche non esclusivo, alimentato a gas naturale o gpl, per dotazione di fabbrica o per successiva installazione, ed i veicoli alimentati a gasolio, dotati di filtri antiparticolato (Fap) , ovvero di sistemi di abbattimento delle polveri sottili.

Altre esenzioni riguardano i veicoli storici (purchè dotati del relativo certificato), quelle delle forze dell’ordine, dei vigili, della guardia di finanzaecc., le macchine agricole, i mezzi della croce rossa e della protezione civile, nonchè i motocicli e i ciclomotori a 4 tempi. Sempre esclusi dal divieto sono i mezzi pubblici locali, quelli recanti il contrassegno per i portatori di handicap, gli scuolabus ed i veicoli del pronto soccorso sanitario.

Che dire, tra un’esenzione e l’altra c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Paradossale poi, almeno secondo me, che un ente pubblico chieda ai cittadini di non circolare con i propri mezzi perchè eccessivamente inquinanti e poi però conceda ai suoi veicoli, inquinanti anch’essi, di scorrazzare in gior liberamente (si pensi a gli obsoleti mezzi delle varie fprze di polizia e quant’altro).

In ogni caso per saperne di più è possibile consultare la sezione ambiente del sito della regione Lomabrdia: www.regionelombardia.it

Brescia finisce sul Corriere della Sera come esempio per lo smaltimento dei rifiuti. Ma sono tutte luci o ci sono anche delle ombre?

termovalorizzatore.jpgSergio Rizzo, giornalista di punta del Corriere della Sera e autore insieme ad un’altra firma eccellente dello stesso quotidiano come Gian Antonio Stella del best seller “la Casta”, prosegue nelle sue inchieste sulla mala gestio italica. Così, su un articolo apparso sul più prestigioso quotidiano nazionale il giornalista mette a confronto due famiglie di 3 persone che abitano in un appartamento di 80 mq, una a Roma e l’altra e Brescia, e ne confronta le spese annue per la gestione dei rifiuti.

Rizzo scopre così che la famiglia bresciana paga 112 euro, mentre quella romana deve spendere la bellezza di 276 euro: circa 2 volte e mezzo l’esborso della concorrente famiglia lombarda.

Da buon giornalista qual è Rizzo si pone la domanda di come sia possibile una tale differenza, dando per scontato che i rifiuti a Brescia non siano poi tanto diversi dai rifiuti di Roma. E trova così 2 motivazioni concorrenti. La prima: a Brescia i rifiuti sono bruciati nel termovalorizzatore (una volta dell’Asm, ora di A2A nata dalla fusione tra la municipalizzata bresciana e la corrispondente milanese di Aem), così passano da materiale di scarto a fonte energetica, producendo calore ed energia elettrica. La seconda nella (decisamente) migliore gestione operata dai dirigenti di questo servizio pubblico a Brescia rispetto che a Roma. Tendenza questa che peraltro si può estendere su larga scala, sottolineando il divario nord-sud, nonostante le dirigenze meridionali guadagnino in media di più e ottengano risultati economici in negativo, mentre i colleghi settentrionali facciano in media segnare un avanzo di bilancio di circa 370mila euro.

Ottima analisi quella di Rizzo, come al solito del resto. Però un appunto mi sento ugualmente di farglielo. Il termovalorizzatore bresciano, tanto elogiato da più parti, adombra anche aspetti meno piacevoli, anche se ancora da valutare attentamente. Vi è infatti il dubbio che il bruciare rifiuti (disperdendo nell’aria determinate sostanze) possa nuocere a vari livelli alla salute dei bresciani, e non solo di quelli della circoscrizione sud in cui il termoutilizzatore è situato.

Stando ad esempio alle parole di Marino Ruzzenenti, docente universitario e anima storica dell’ambientalismo bresciano, al termoutilizzatore andrebbero imputati i casi latte contaminato da diossina in alcuni allevamenti circostanti, come anche l’aumento dell’impatto di tumori al fegato nella popolazione. Senza contare il fatto che il termoutilizzatore per funzionare ha bisogno di una certa quantità di indifferenziata, il che vuol dire “ostacolare” una scelta decisa di incremento della raccolta differenziata, che infatti a Brescia non raggiunge medie eccelse.

A Brescia torna, dal 15 al 19 ottobre, l’Ambientfestival

ambientfestival.jpgTorna per la seconda edizione a Brescia l’Ambientfestival, rassegna di cinema, musica, opere d’arte e quant’altro, interamente dedicata al mondo della salvaguardia del pianeta, del risparmio energetico e di tutte le forme di stili di vita sostenibili. Il tema di questa edizione infatti sarà: “Il clima sta cambiando, ora tocca a noi”. Il tutto si svolgerà con un occhio di riguardo all’incontro che si terrà tra 2 mesi circa a Copenhagen, dove i paesi aderenti all’Onu cercheranno di trovare nuovi accordi sui temi ambientali e cercheranno anche di modificare, per migliorare si spera, il famoso e famigerato protocollo di Kyoto.

A Brescia il ricco cartellone di eventi a tematica ambientale si svolgerà quasi interamente all’interno del centralissimo quartiere del Carmine. Le diverse iniziative infatti verranno ospitate presso il cinema Nuovo Eden di via Nino Bixio, il Chiostro San Giovanni di contrada San Giovanni e lo spazio Lebowski di via delle Battaglie.

I punti di forza di questa seconda edizione dell’Ambientfestival saranno il fatto di rivolgersi ad una platea assai vasta, comprendendo tutti i possibili punti di vista del rispetto delle tematiche ambientali, e del tentativo di sensibilizzazione attuato non solo sfruttando i canali convenzionali ma anche attraverso punti di vista insoliti.

Non solo spettacoli quindi, ma anche momenti di approfondimento come ad esempio la presentazione dei progetti nati dalla collaborazione con l’ordine degli architetti della provincia di Brescia o con l’operation Ace Hight.

Per saperne di più, ed in maniera più dettagliata: www.ambientfestival.it

Villaggio Badia: i cittadini protestano contro la limitazione all’uso degli spazi verdi

villaggio-badia.jpgOramai anche a Brescia come in molte altre parti d’Italia il social network più importante del momento, ossia Facebook, non è più solo un modo tenersi in contatto con amici vicini e lontani, ma diventa anche un ottim metodo di veicolazione delle idee e delle proteste della popolazione.

E’ proprio con questa idea che i residenti del villaggio badia (zona residenziale sita nella parte occidentale della città) hanno deciso di far sentire la propria voce contro il futuro che l’amministrazione comunale sembra stia progettando per il Parco dei Poeti, zona verde che concede una boccata d’ossigeno agli abitanti della zona.

Nei giorni scorsi infatti i cittadini della zona hanno notato l’inizio della costruzione di una recinzione che chiuderà, negli orari serali e notturni, il Parco. Ma hanno subito preso coscienza che la recinzione al parco era solo il primo di molti altri lavori di recinzione che riguarderanno anche i giardini compresi tra Via Prima, Traversa Diciottesima e Traversa Ventesima, conosciuti ai Badiensi come “I giarda”.

Così, per dire no ai limiti che l’amministrazione comunale bresciana sembra voglia porre all’uso degli spazi verdi comuni, luoghi di ritrovo e di socializzazione per ragazzi (e non) della zona, su facebook è nato un gruppo (che in realtà cela il primo passo verso una futura petizione) per dire un secco “NO” alla decisione presa da Paroli e dalla sua giunta.

Ecco il link al gruppo:

http://www.facebook.com/group.php?gid=157501242358